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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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SI, DA COPPIE DI FATTO A COPPIE LEGITTIME

Vi proponiamo l'editoriale del ministro Bonino, pubblicato sabato 10 febbraio 2007, a pag. 1 de Il Messaggero. Il governo ha varato i "Dico". E' certamente un testo influenzato da straordinarie pressioni delle gerarchie ecclesiastiche e Vaticane, che non mi risulta siano avvenute in queste dimensioni quando leggi analoghe sono state approvate in Paesi cattolici come Francia, Spagna, Belgio, Portogallo, Slovenia, ma un disegno di legge c'è. Malgrado il Vaticano e il cardinale Ruini non volessero nemmeno che questo punto fosse all'ordine del giorno, la decisione del Consiglio dei ministri di giovedì ha il merito di dare avvio all'iter per riconoscere ai conviventi uniti da vincoli affettivi, anche dello stesso sesso, diritti e prerogative da "coppia legittima" ad oggi esclusi dal nostro ordinamento. "Anche dello stesso sesso". E' questa la frase più significativa, non a caso al centro persino delle ultime febbrili trattative, e ciò nonostante il fatto che nella maggior parte dei Paesi europei da anni la disciplina delle unioni civili sia ovviamente estesa, quando non proprio concepita, per le persone dello stesso sesso. Naturalmente si tratta di un compromesso, dopo un lungo e laborioso negoziato condotto dalle colleghe Bindi e Pollastrini fra le diverse anime del governo e della maggioranza, sul quale, quando ci è stato presentato praticamente in dirittura d'arrivo, non ho mancato di esprimere le mie forti riserve su una serie di punti. Infatti la mediazione faticosamente raggiunta ha puntato a creare meccanismi il più lontano possibili dal regime matrimoniale. E' così che va letto l'artificio giuridico di aver "appiccicato" la dichiarazione di convivenza ai registri dell'anagrafe. Addirittura è rimasta aperta per ore la questione se Dico debbano essere o meno rapporti esclusivi. Una parte del governo sosteneva che tra le cause ostative alla stipula di un Dico non dovesse esserci quella di essere già titolari di un altro Dico. Per evitare la comparabilità con il matrimonio, si sarebbe ammessa tranquillamente la paradossale possibilità di essere titolari di più Dico contemporaneamente. Un' ipocrisia che finalmente, e, aggiungo, doverosamente, è saltata nella versione finale. Per non parlare poi delle eccessive e capziose, a mio modo di vedere, clausole dilatorie per i diritti successori, di subentro nella locazione, negli obblighi alimentari e nelle agevolazioni in materia di lavoro. Il tutto nel nome della prevenzione degli abusi, che già non riusciamo a perseguire nei cosiddetti "matrimoni bianchi". E malgrado tutto ciò, il progetto del governo porta nel nostro ordinamento un nuovo istituto giuridico, disciplinando per legge diritti e doveri degli appartenenti a coppie non sposate. Ecco perché stanno raddoppiando d'intensità strali e anatemi che si ripercuoteranno nel dibattito parlamentare, nel tentativo di bloccare e ostacolare quello che a noi della Rosa nel Pugno sembra la naturale, per quanto perfettibile, evoluzione dell'ordinamento italiano, e che viene viceversa presentata come lo scardinamento della famiglia. Sono ben consapevole che la battaglia è solo all'inizio. Ma ce la dobbiamo fare.




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