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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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IL MADE IN ITALY FA IL FILO ALL'AFRICA

Intervista al ministro Emma Bonino pubblicata da Vita, in edicola questa settimana Mai 150 imprese italiane avevano partecipato a una missione nel continenti. E' successo in Sudafrica poche settimane fa. Intanto l'Abi ha messo a disposizione del investitori 800 milioni di euro. Il ministro: "E' una sfida strategica, vietato restare indietro". di Emanuela Citterio Emma Bonino ne è convinta: "Occorre tornare a guardare con grande attenzione all'Africa subsahariana, a cominciare dal rafforzamento della rete dell'Istituto per il commercio estero (Ice) in Sudafrica, paese che rappresenta indubbiamente il motore dell'intero continente. Ma senza tralasciarne altri, per esempio l'Angola che ha una potenzialità di sviluppo notevole grazie alle sue riserve minerarie". Ministro per il Commercio intenazionale, è stata la Bonino a dare la notizia dell'apertura di tre sedi dell'Ice in Africa. Lo ha fatto direttamente a Johannesburg, proprio in Sudafrica, durante una missione a cui hanno partecipato 150 imprenditori, 14 associazioni di categoria e otto gruppi bancari. Quali sono le ragioni politiche del ritorno dell'Ice in Africa? Dopo aver concentrato attenzione e risorse su mega mercati in fortissimo sviluppo, come la Cina, l'India, il Brasile e la Russia, crediamo che l'Africa possa rappresentare nei prossimi anni un importante sbocco per le imprese italiane. Già altri paesi stanno ocncentrando l'attenzione sul continente: per esempio la Cina, alla costante ricerca di petrolio e altre fonti di energia in grado di sostenerne lo sviluppo industriale. Dobbiamo avitare di arrivare tardi. Le esportazioni italiane verso il Sudafrica sono cresciute del 22% nel 2006. Come valuta questo dato? E' certamente un risultato positivo e incoraggiante. Il Sudafrica è la porta d'ingresso all'Africa australe. Può offrire alle aziende del made in Italy diversi vantaggi: basso costo della mano d'opera, ottimo livello di infrastrutture e del sistema finanziario, ridotti costi dell'energia elettrica e delle materie prime in generale. L'Italia ha buone possibilità di successo in diversi settori: l'agroindustria, che rappresenta quasi il 10% del pil nazionale, il settore automobilistico, quello dei trasporti, la chimica-farmaceutica e il turismo. Grandi potenzialità esistono anche nell'elettronica, nell'aeronautica, nelle applicazioni per l'industria mineraria e nelle fonti d'energia. Restiamo in Sudafrica. FIno agli anni 80 la presenza italiana era piuttosto forte, poi c'è stato un calo. Su quali basi pensate a un rilancio? La presenza di 150 imprese italiane nella nostra missione di luglio, lì per esplorare le opportunità d'affari, è stato un evento senza precendenti. Grandi apprezzamenti sono stati riservati alla qualità dei 1.700 incontri business to business organizzati dall'Ice a Johannesburg, Cape Town e Durban. Siamo andati in Sudafrica, ma siamo pronti a tornarci: non credo infatti nelle missioni spot ma in un lavoro duraturo. Non c'è il rischio di dumping a scapito dei prodotti locali? Non credo. La Simest,la società finanziaria pubblico-privata del governo, ha firmato un accordo con la controparte africana per la nascita di joint ventures. Insomma ci sono tutti i presupposti per una collaborazione proficua. Quali banche hanno partecipato al viaggio in Sudafrica? Antonveneta-Abn Amro, Banca Popolare Emilia Romagna, Banca Popolare Vicenza, Banca Sella, Banca MPS, Banco Popolare Verona e Novara, Intesa San Paolo e Unicredit. E' chiaro che il sostegno bancario è fondamentale se vogliamo continuare a crescere. Quale sarà il ruolo dell'Abi? In Sudafrica l'associazione delle banche ha messo a disposizione delle imprese un plafond da 800 milioni di euro. In particolare il 58% del budget è destinato a operazioni a breve, mentre il rimanente 42% è allocato sul medio-lungo termine e risponde alla domanda di finanziamento soprattutto per l'esportazione di beni strumentali, parti meccaniche e prodotti agroalimentari. Nel 2010 il Sudafrica ospiterà anche i Mondiali di calcio. Un'altra opportunità da cogliere... Si stima che l'evento muoverà oltre 2,2 miliardi di euro. Le imprese italiane sono in prima fila. C'è indubbiamente una forte attesa per la manifestazione e sono convinta che gli effetti economici non si limiteranno al programma di sviluppo infrastrutturale, ma si estenderanno all'aumento dei flussi turistici, a beneficio anche dei paesi limitrofi, e indirettamente al settore manifatturiero. Tutti comparti dove il made in Italy è forte e dove può giocare un ruolo di primo piano, andando anche oltre la data del 2010.




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