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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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SELEZIONE AGENZIE DI LUNEDI 27 SETTEMBRE

MUTILAZIONI GENITALI/BONINO: E ORA RAFFORZARE L'IMPEGNO POLITICO

Agi - Il duro lavoro fatto dall'Italia nella battaglia mondiale contro le mutilazioni genitali femminili (Mgf) e' stato riconosciuto all'Assemblea delle Nazioni Unite a New York, ma per arrivare alla risoluzione Onu "serve rafforzare l'impegno a livello politico e fare pressione sulle diplomazie". A chiederlo e' la leader Radicale Emma Bonino, ospite a 'Un caffe' con...' di Sky. "Si tratta di un tema dei diritti umani 'al femminile'", ha aggiunto Bonino, "che prioprio per questo difficilmente ha la priorita' politica. Ma questa e' una vasta campagna che per dimensione ricorda quella sulla pena di morte e puo' vincere", e puo' raggiungere l'obiettivo ma solo a patto che "tutte le capitali del mondo siano coinvolte e gestiscano questo processo, il cui risultato non e' scontato e non puo' essere lasciato nelle mani delle sole diplomazie". Negli ultimi dieci anni, ha ricordato Bonino, l'impegno di tutti coloro che hanno fatto di questa battaglia l'occupazione principale della propria vita e' stato in parte ripagato: 19 Paesi si sono dotati di una legislazione nazionale che proibisce e sanziona le Mgf, l'Unione africana ha preso una posizione forte di condanna della pratica attraverso il protocollo di Maputo, che bandisce le mutilazioni genitali come una patente violazione dei diritti umani, diversi governi sono concretamente impegnati nell'attuazione di piani d'azione nazionali che, in combinato disposto con la legge, prevedono campagne d'informazione e sensibilizzazione, specie in aree poco sviluppate dove la pratica e' maggiormente diffusa. Negli ultimi dieci anni, ha argomentato Bonino, "e' caduto il muro del silenzio, ed e' caduto l'alibi delle pratiche religiose o legate all'Islam perche' e' stato provato che sono pratiche reazionarie di tipo patriarcale e di controllo sulle donne che si applicano a comunita' di tutte le religioni". Inoltre, ha chiarito, "e' una violazione dei diritti umani con conseguenze sanitarie ma non e' una questione sanitaria". E ha concluso: "Penso che la situazione oggi e' matura, bisogna pero' che si esercito l'impegno politico a livello piu' alto e che nessuna delle istituzioni si tiri indietro".
Emma
Bonino partecipa alla tavola rotonda organizzata questa mattina dal partito Radicale in occasione dell'arrivo a Roma di quattro tra le piu' impegnate attiviste africane anti-Mgf, dal titolo 'La messa al bando universale delle Mutilazioni Genitali Femminili: un obiettivo a portata di mano'.

 

INFIBULAZIONE/BELLONI: RISOLUZIONE ONU SU MGF IMPEGNO ITALIANO TRASVERSALE

Adnkronos - Abolire, eliminare il fenomeno delle Mutilazioni genitali femminili (Mgf) e' un obiettivo possibile se si riuscira' a depositare prima e a far adottare poi una risoluzione ad hoc alla prossima Assemblea Generale dell'Onu: per milioni di donne e bambini potrebbe essere la svolta in termini di tutela dei diritti basilari che spettano a ciascuna persona come tale.
E proprio 'La messa al bando delle Mgf: un obiettivo a portata di mano' e' stato il tema affrontato oggi in un incontro tenutosi alla sede del Partito Radicale al quale oltre a rappresentanti del mondo africano, dove tale pratica e' antichissima e colpisce 27 paesi, erano presenti Emma Bonino, vice presidente del Senato e portabandiera della campagna per l'abolizione delle Mgf, e Elisabetta Belloni, direttore generale della Cooperazione allo Sviluppo del ministero degli Esteri.

"La risoluzione sulle mutilazioni genitali femmnili che il governo italiano ha presentato e che intende sostenere in un contesto mondiale deve essere adottata: questo e' il nostro auspicio", ha detto all'ADNKRONOS Elisabetta Belloni, a margine dell'incontro. "Ed e' forte la determinazione con la quale noi sosteniamo i paesi africani e tutti quelli che vorranno portare avanti un testo all'Onu - ha aggiunto - dobbiamo crederci e' un impegno che l'Italia in modo del tutto trasversale continuera' a svolgere nell'auspicio che il prima possibile questa risoluzione venga adottata".

Una risoluzione dell'Onu per la messa al bando delle Mutilazioni genitali femminili sarebbe di grande aiuto per portare avanti una campagna di sensibilizzazione e di abolizione totale di una pratica che viola i diritti fondamentali dell'uomo, in questo caso delle donne e delle bambine che subiscono una violenza inaudita. Sarebbe uno strumento per le associazioni e organizzazioni che lavorano in Africa e non solo, perche' avrebbero la legge dalla loro parte. Ne e' convinta Emma Bonino, vice presidente del Senato e paladina della battaglia per la messa al bando universale delle Mgf organizzatrice di un incontro oggi al Partito Radicale di rappresentanti del mondo africano e non solo sul tema "Messa al bando delle Mutilazioni genitali femminili: un obiettivo a portata di mano'.

'L'ostacolo per tale risoluzione e' piu' diplomatico-burocratico che pratico, come spesso succede nelle organizzazioni internazionali - ha detto Emma Bonino a margine dell'incontro - bisogna comunque che questa questione venga gestita a livello politico, nei paesi proponenti e nelle varie capitali perche' e' una questione essenzialmente politica, non e' una sottocategoria di una questione da trattarsi sotto gamba e quindi sappiamo che e' una questione importante e sensibile e per questo necessita che sia gestita a livello politico, da noi e da loro".

"Su 29 paesi -ha proseguito il vice presidente del Senato- abbiamo l'orgoglio in questi dieci anni di campagna di aver accompagnato 19 leggi di proibizione nazionale, quindi il muro del silenzio e' caduto. Ci sono ancora paesi che hanno resistenza a dettare una legge e proprio per questi paesi serve una risoluzione di messa al bando universale delle Mgf. E ancora penso al Mali dove c'e' una societa' civile molto forte e una resistenza governativa quasi tetragona, o alla Sierra Leone dove ora il dibattito e' pubblico anche se non hanno ancora una legge".

"Ci sono paesi poi come Egitto e Senegal che invece non solo hanno la legge ma hanno anche avviato campagne di sensibilizzazione - ha spiegato Emma Bonino - diverse da paese a paese per usi e costumi. E ancora, ci sono paesi a meta del guado e proprio per questi paesi che non sono solo africani come lo Yemen e il nord Iraq, e alcune zone dell'Indonesia e della Malesia, una risolzuione universale sarebbe di aiuto per attraversare quel guado".

Per quanto riguarda i paesi di immigrazione le leggi di interdizione ci sono ovunque in Europa, Stati Uniti, Canada: "da noi non e' un problema di legislazione, ma piuttosto di integrazione e di integrazione rigorosa da tutti i punti di vista. Le comunita' immigrate -ha aggiunto Bonino - sono quelle piu' conservatrici, come erano le comunita' italiane negli Stati Uniti. Sono quelle delle quali il paese d'origine avanza ma la comunita' ha prodotto un tale senso identitario di preservazione di se che tende a conservare tutto anche le tradizioni nefaste. Ognuno si porta dietro non solo il suo cibo ma per senso di inentita', di sopravvivenza si porta un enorme bagaglio e per questo e' un e' un grande lavoro: in Italia si sta facendo anche una campagna di sensibilizzazione delle comunita', la legge e' chiara, e' di proibizione ma va accompagnate da altre azioni incitative".

"Se riusciamo a depositare la risoluzione, parte piu' difficile del lavoro, con un certo tipo di consenso - ha concluso Bonino - nessun paese avra' il coraggio di alzarsi in Assemblea generale per dire che preferiscono tagliare e cucire le bambine".

 

ONU-MUTILAZIONI GENITALI/BONINO: RISOLUZIONE ANCORA LONTANA

Ansa - "La strada per il deposito' della risoluzione Onu per la messa a bando delle mutilazioni genitali femminili 'e' ancora lunga e accidentata'. A sostenerlo e' il vice presidente del Senato Emma Bonino che, in una conferenza stampa organizzata oggi a Roma da 'No Peace without Justice', ha sottolineato come un testo delle Nazioni Unite contro l'escissione 'definirebbe giuridicamente la questione con una valenza universale e potrebbe cosi' aiutare quei Paesi, non solo africani', ancora reticenti a promulgare leggi di divieto della pratica a 'compiere passi decisivi' per l'eliminazione di 'questa violazione dei diritti umani di base'.
All'Assemblea generale 'i numeri ci sono, il blocco non e' nel consenso nell'ambito dell'Onu. Chi e' contrario cerchera' di impedire il deposito del testo, non tanto il voto favorevole', ha quindi spiegato la Bonino ricordando i possibili ostacoli che allontanano l'adozione concreta di una risoluzione dell'Onu. Il vice presidente ha poi osservato che ora 'la questione ora va gestita a livello politico nelle varie capitali' dei Paesi membri, perche' 'il muro del silenzio e' ormai caduto, ma ci sono Stati che hanno ancora resistenza ad adottare una legge, come il Mali, la Sierra Leone o il Niger'.
Piu' ottimista il direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo del ministero degli Esteri, Elisabetta Belloni, che ha evidenziato come a New York, nei giorni scorsi, 'sia emerso l'appoggio di tutti' per l'approvazione della risoluzione.
'Non e' una battaglia scontata, ma e' una battaglia che sara' vinta in ogni caso', ha aggiunto la Belloni precisando che, a livello governativo 'non e' c'e' alcuna opposizione' da parte dei vari Paesi membri. A partire dall'Italia, dove c'e' 'la volonta' trasversale, al di la' degli schieramenti politici, di portare avanti un tema di grande attualita', di permettere alla donna di essere artefice del proprio destino', ha ricordato il direttore generale.

 

 





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