PILLOLA DEL GIORNO DOPO: “DI QUESTO PASSO OGNI GIORNO AVREMO UNA NUOVA “PROIBIZIONE” ”
Roma, 29 maggio 2004
Il Comitato Nazionale di Bioetica ha approvato all’unanimità un documento nel quale si prevede che “il medico che non intenda prescrivere o somministrare Norlevo (c.d. pillola del giorno dopo), in riferimento ai suoi effetti post-fertilizzazione, ha comunque il diritto di appellarsi alla clausola di coscienza”. In altre parole, un medico può rifiutarsi di prescrivere la pillola se ritiene, “in coscienza”, che si tratti di un atto abortivo, un fatto questo che non ha alcuna base scientifica. Infatti, la pillola del giorno dopo agisce come semplice anticoncezionale perché inibisce l’avvio del concepimento e, allo stato, non esistono in letteratura elementi che dimostrino il contrario.
“Già la RU486 non è in commercio in Italia”, ha dichiarato Emma Bonino, ”perché criminalizzata come “pillola dell’aborto”; ora si vuole addirittura ostacolare la prescrizione di un anticoncezionale. Se il problema per il Cnb era quello di dimostrarsi garantista nei confronti dei medici obiettori, allora bastava toglierli dall’imbarazzo semplicemente abolendo l’obbligo della prescrizione medica. Questo già succede in numerosi paesi comunitari, come Svezia, Belgio, Olanda e Gran Bretagna, dove la pillola è venduta “over the counter”, vale a dire come prodotto da banco, tipo i preservativi o gli assorbenti, o come in Francia dov’è addirittura distribuita nelle scuole. Con questa decisione, invece, il Cnb invita i medici a tirarsi indietro, frapponendosi all’esercizio di un diritto e aumentando le difficoltà per le donne di accedere al farmaco. Il Cnb stabilisce così, in maniera arbitraria, che il diritto prevalente, dal punto di vista legale, sia quello del medico rispetto a quello della paziente.”
“Questa decisione del Cnb”, ha proseguito la Bonino, “pur non essendo vincolante sul piano giuridico, è l’ennesima dimostrazione della piega illiberale e proibizionista che ha preso l’Italia dov’è vietato lo spinello, dove non è stato varato il divorzio breve, dove non si può parlare d’eutanasia, e via proibendo fino ad arrivare alla legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, che contiene a sua volta una raffica di proibizioni: è vietata la diagnosi pre-impianto, la fecondazione eterologa, la ricerca sulle cellule staminali embrionali…Insomma, una catena di proibizionismi che stanno strozzando i diritti individuali nel nostro paese e che bisogna assolutamente spezzare cominciando col firmare per il referendum per l’abrogazione della legge sulla fecondazione assistita”.
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