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LAVORO, BONINO: VALORIZZARE QUELLO DELLE DONNE PER DARE COMPETITIVITA' AL PAESE

Delt@ - 31 gennaio 2012

di Anna Lonia

“La partecipazione delle donne al mercato del lavoro non è piu rimandabile: il risanamento del Paese passa anche attraverso la valorizzazione del contributo del lavoro femminile e di tutti i talenti”. E’ il monito lanciato da Emma Bonino, vice Presidente del Senato e presidente onoraria di Pari o Dispare, l’associazione che, in occasione del convegno “Questione femminile, questione Italia”, ha riunito oggi  a Palazzo Giustiniani rappresentanti di istituzioni, enti, partiti, sindacati, associazioni, università e media per discutere della Questione Femminile.

“Le crisi devono servire a trovare il coraggio di cambiare e il tema della partecipazione femminile alla crescita economica italiana è una delle priorità per restituire all’Italia la capacità di competere con i migliori paesi europei -ha aggiunto Bonino- non possiamo più permetterci di marginalizzare il 50% dei talenti italiani. E mai come oggi il nostro paese ha l’opportunità di impegnarsi sul tema dell’occupazione femminile. Abbiamo un Ministro del Lavoro donna e due leader donna in Confindustria e nel maggiore sindacato italiano con all’ordine del giorno la riforma del lavoro, osserva Cristina Molinari, presidente di Pari o Dispare, che ha organizzato il convegno Questione femminile, questione Itali, giunto alla sua II edizione. Si presenta un’occasione straordinaria per includere una reale prospettiva di genere nel nuovo ordinamento, modificando una situazione che vede l’Italia nelle ultime posizioni europee in tema di equiparazione”.

L’occupazione femminile, nell’attuale crisi economica, è una necessità imprescindibile per la crescita dell’Italia. Il tasso di occupazione femminile si attesta al 46,1%, secondo gli ultimi dati Istat, con forti differenze tra le aree geografiche, 56% al Nord, 51,5% al Centro, 30,4% al Sud. Secondo le stime della Banca d’Italia l’incremento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro determinerebbe un aumento del PIL, con un tasso di occupazione femminile al 60%, come previsto dal Trattato di Lisbona, il PIL aumenterebbe del 7%.

Nel suo intervento di apertura dei lavori del convegno Cristina Molinari, presidente di Pari o Dispare afferma che “è necessario tenere viva l’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica sulla parità di genere come priorità strategica per l’Italia. Si presenta un’occasione straordinaria per includere una reale prospettiva di genere nel nuovo ordinamento, modificando una situazione che vede il nostro Paese nelle ultime posizioni europee in tema di equiparazione”.

Domanda di lavoro insufficiente e penalizzante per le donne, persistente distonia tra la domanda e l’offerta di competenze anche in presenza di titoli di studio importanti, insufficienza quantitativa e qualitativa di servizi sul territorio, contesto culturale che non valorizza l’affermazione professionale femminile e non promuove la condivisione delle responsabilità di cura nella famiglia, questi i temi del convegno.

Per raggiungere le pari opportunità nel campo del lavoro tra uomo e donna occorre rompere gli schemi del

passato. E’ il concetto che il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha sviluppato nel suo intervento al convegno ‘Questione femminile, questione Italia’, che si sta svolgendo alla sala Zuccari del Senato. Se nel mondo dell’istruzione la parità tra i generi è cosa realizzata, nel mondo del lavoro l’equilibrio stenta a essere raggiunto. “Nel lavoro -ha dichiarato Fornero- le donne hanno maggiori difficoltà nell’accesso, minore continuità, nel senso che sono più esposte ai licenziamenti, e minore possibilità di fare carriera, pur

partendo da un livello di istruzione superiore”.

“La diversa collocazione tra uomo e donna nel mercato del lavoro é un dato da affrontare. Nel passato c’era una consuetudine di utilizzare politiche compensative: alle donne si diceva, in pratica, ‘non ti do pari opportunità ma ti do la pensione prima degli uomini o ti concedo la pensione di reversibilità”. Nel corso degli anni “le cose sono cambiate e sono cambiati i modelli sociali. Quindi occorre accompagnare questi cambiamenti. Non possiamo tornare indietro, dobbiamo trovare delle soluzioni adeguate”.

A parere del ministro del Welfare il mercato del lavoro “non funziona tanto bene. Il segmento femminile, insieme ai giovani e a quello dei lavoratori più anziani, è il più penalizzato. L’Europa ci chiede di prendere seriamente questo tema. Il prepensionamento facile, incoraggiato, non è più possibile. Con la riforma delle pensioni siamo giunti a una rottura dei precedenti modelli e c’e’ stato un cambiamento profondo. Allora noi tutti, a partire dalle imprese, dobbiamo adeguarci”.

Stabilità contrattuale, emersione del lavoro nero dell’ordine del 20%, migliore conciliazione tra lavoro e vita privata, aumento dell’occupazione femminile sono alcuni dei traguardi che potrebbero essere raggiunti in Italia seguendo le best practices europee all’avanguardia in fatto di politiche sociali grazie all’utilizzo di buoni servizio defiscalizzati e finalizzati alle spese per servizi di cura, strumenti che coniugano efficienza, flessibilità e convenienza fiscale. Lo confermano i dati della ricerca “I buoni servizio nelle politiche sociali di alcuni paesi europei. Possibili applicazioni in Italia”, realizzata dall’Università di Genova e dalla London School of Economics per conto di Edenred. La ricerca prende il via dalle esperienze concrete di Regno Unito, Francia e Belgio evidenziando come le politiche che adottano il buon servizio si siano dimostrate efficaci proprio nel promuovere l’occupazione femminile e nel ridurre gli ostacoli alla maternità per le donne. “I buoni servizio- commenta Graziella Gavezotti, presidente e amministratore delegato di  Edenred – possono essere uno strumento utile all’Italia per contribuire alla costruzione di quel welfare secondario che sempre più appare come indispensabile per sostenere le famiglie e le persone in questo difficile contesto economico”.





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