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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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SELEZIONE DALLA RASSEGNA STAMPA DI GIOVEDI 8 MARZO

SAPER DIRE NO

Sette (Corsera) - 8 marzo 2012

Cosa manca alla donna oggi?

E' all'Italia che manca qualcosa: una visione moderna del Paese in cui on si tiene in panchina il 50% del capitale umano della nazione. Se questa visione ci fosse da anni avremmo operato per cambiare una cultura del Paese che è ancora sessista, per migliorare la disponibilità di servizi e per stimolare una domanda che è ancora discriminatoria. E' invece evidente che fa comodo una donna di tipo tradizionale, senza grilli di carriera per la testa. Sono invece apprezzate e argomento di dibattito, sembra, le farfalline.

 

LA NOBEL YEMENITA "LA RIVOLUZIONE QUI NON E' FINITA"

La Stampa - 8 marzo 2012

Tawakul Karman: faremo una nuova nazione

di François-Xavier Trégan

La piazza del Cambiamento si sveglia. Sdraiati sotto le tende già surriscaldate dal sole, alcuni rivoluzionari si stirano. Altri, davanti a una schiera di rubinetti, si lavano. A Sana'a, principale focolaio della contestazione, il mattino debutta tra il suono di una musica e il gusto di un tè rosso fumante. Per Tawakul Karman, che vive lì, la giornata sarà nuovamente carica. La vincitrice del Nobel per la Pace 2011 prosegue con i suoi appuntamenti. Da quando è stata premiata, il presidente Ali Abdallah Saleh ha lasciato il potere, i cecchini hanno abbandonato i tetti di Sana'a e le granate non cadono più sulla piazza della Libertà di Taez. La benzina resta cara e l'elettricità scarsa, ma la rivoluzione popolare e pacifica, iniziata un anno fa, può già gustarsi i suoi successi. Da quando Tawakul Karman è tornata in Yemen dopo un lungo viaggio all'estero, la sua tenda è diventata luogo d'appuntamento della comunità internazionale di passaggio. Da questa abitazione spartana - dove però gli arredi sono cambiati e sono apparsi muri di calcestruzzo - lei ha voluto «mandare un messaggio chiaro»: «Resteremo nella Piazza del Cambiamento fino alla realizzazione di un nuovo Yemen. No, la rivoluzione non è finita». Ormai i visitatori sono costretti ad attendere il loro turno in anticamera. Tawakul Karman riceve in un piccolo spazio, gli occhi incollati allo schermo di un televisore. La frontiera tra la vita professionale e personale è ormai stabilita. Basta bambini che corrono sul tappeto. Una segretaria controlla le tracce dell'intervista e i tempi assegnati. Il Premio Nobel non risparmia le parole per promuovere gli ideali di una rivoluzione di cui è diventata la più spettacolare ambasciatrice. Le gelosie dei liberali e dei socialisti sono finite, o quasi. Tawakul Karman, che ha 33 anni e dirige il partito islamista Al Islah, non ha atteso la nascita del movimento rivoluzionario, nel febbraio 2011, per chiedere un cambiamento. Con le sue prese di posizione precedenti, era già considerata un'oppositrice del presidente Saleh. Il ruolo che ha avuto nell'agitazione che ha conquistato tutto il Paese ha fatto di lei il bersaglio privilegiato dei media ufficiali e della polizia. Insulti, minacce, arresti. Fondatrice del gruppo di difesa dei diritti umani «Donne giornaliste senza catene», è stata tra i primi a scendere in piazza. Non erano molti, all'epoca, a scandire: Tunisi libera, Sana'a ti saluta! «Più di sei milioni di giovani hanno partecipato alle elezioni presidenziali del 21 febbraio e questo dà ulteriore legittimità al nostro movimento. Ho incoraggiato la gente ad andare a votare, dobbiamo sostenere questo periodo di transizione, il nuovo presidente e il primo ministro». Abd Rabbo Mansour Hadi, il nuovo capo di Stato, ha promosso dei cambiamenti profondi. Ma la confusione è totale. «Dobbiamo ristrutturare le forze di sicurezza e creare un esercito nazionale che non appartenga a nessuno, soltanto al popolo», annuncia lei, decisa a ottenere l'allontanamento dei figli e dei nipoti del «clan Saleh» che ancora controllano l'apparato di sicurezza. Poi verrà il tempo di un nuovo Yemen e di una Costituzione «moderna e democratica, che garantirà a tutti libertà e uguaglianza. Non cercheremo di fare dello Yemen uno Stato religioso. La religione non deve essere incompatibile con la democrazia». Da mesi Tawakul Karman lavora a un progetto di «riforma religiosa». E mentre nei partiti politici in Egitto o in Tunisia si organizzano correnti salafite, la parola d'ordine del Premio Nobel è quasi «papale»: «Non abbiate paura!».

(Copyright Le Monde)

 

"ANCHE NOI DONNE ARABE VOGLIAMO SENTIRE IL VENTO DI LIBERTA'"

La Stampa - 8 marzo 2012

Noi, donne arabe impegnate nella lotta per la democrazia, la dignità e l'uguaglianza, noi che siamo state in prima linea negli straordinari cambiamenti che avvengono nel mondo arabo, vogliamo ricordare alla comunità internazionale che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini a beneficiare del vento della libertà e della dignità che sta soffiando nella regione. Le donne hanno sempre fatto parte della lotta per i diritti, diversa per importanza da un Paese all'altro. Questi diritti però restano sotto il livello delle nostre aspirazioni, in una regione dove lo donne soffrono una delle peggiori condizioni del mondo intero. La violenza, quella pubblica o quella privata, resta diffusa e troppo poco è stato fatto per fermarla. La legge sulla famiglia, nella maggior parte dei Paesi arabi, è una legislazione che non fa che istituzionalizzare l'esclusione e la discriminazione. Altre legislazioni, come quella sulla cittadinanza, o i codici civili e penali, non fanno che rinforzare la discriminazione. Le leggi attuali violano i diritti e le libertà fondamentali di ragazze e donne con l'istituzione di pratiche come la poligamia e il matrimonio di minori, creando diseguaglianze nei diritti in campi come il matrimonio, il divorzio, la custodia dei figli e l'accesso alla proprietà e all'eredità. Ci sono leggi che coprono i delitti d'onore, che permettono a un maschio della famiglia che uccide una parente di invocare le attenuanti. Nonostante la maggior parte dei Paesi arabi, con l'eccezione del Sudan e della Somalia, abbiano ratificato - con vari gradi di entusiasmo - la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, approvata dall'Onu nel 1979, essa non ha avuto un impatto reale sulla condizione femminile. Oggi il mondo arabo sta costruendo la democrazia, puntando a consolidare il ruolo della legge e dei diritti umani. Crediamo che l'eguaglianza non possa venire raggiunta senza democrazia, e che la piena fruizione della democrazia è possibile solo laddove esiste ,una completa uguaglianza tra donne e uomini. Per queste ragioni ricordiamo agli Stati, ai partiti politici e alla società civile nei Paesi arabi che devono fare il possibile perché la dignità delle donne e la loro eguaglianza con gli uomini non vengano di nuovo sacrificate in nome di presunte altre priorità. Nessuna democrazia può venire costruita a scapito di metà della società. Abbiamo costruito il nostro presente insieme, e insieme costruiremo un futuro migliore. Chiediamo:

- la tutela dei diritti esistenti, l'eguaglianza completa ed effettiva, e l'inserimento dei diritti delle donne nelle Costituzioni;

- l'adozione di misure legislative e amministrative per sradicare la violenza contro le donne;

- la ratifica e l'applicazione della Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, senza riserve, e l'adesione al suo spirito e a tutte le conseguenze concrete che comporta;

- l'adozione di leggi che proteggano le donne dalle diseguaglianze sociali ed economiche e dalla discriminazione, soprattutto in famiglia;

- l'adozione di misure di azione affermativa per garantire alle donne l'accesso a posizioni decisionali e la loro partecipazione alla politica e alle associazioni della società civile;

- la denuncia di chi alza la voce per discriminare le donne sulla base di interpretazioni retrograde di precetti religiosi, e di chi cerca di impedire alle donne una piena ed effettiva partecipazione a una vita di dignità e di rispetto per i diritti umani.

 

Souhayr Belhassen (presidente Fidh, tunisina), Bochra Belhadj Hmida (avvocato, cofondatrice ed ex presidente dell'Associazione tunisina delle donne democratiche, tunisina), Shahinaz Abdel Salam (blogger e attivista, egiziana), Nawal El Saadawi (psichiatra, scrittrice e femminista storica, egiziana), Tahani Rached (regista, egiziana), Samar Yazbek (romanziera, siriana), Azza Kamel Maghur (avvocato e membro del Consiglio libico per i diritti umani, libica), Wassyla Tamzali (femminista e saggista, algerina)

 

 





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