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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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IMMIGRATI/SENATORI RADICALI: IL GOVERNO ITALIANO CONTINUA A VIOLARE IL DIRITTO INTERNAZIONALE?

Roma, 16 marzo 2012 - I senatori radicali - Emma Bonino, Marco Perduca e Donatella Poretti - hanno presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministro degli Esteri per conoscere l'atteggiamento del governo italiano riguardo al campo profughi di Shousha (una località tunisina a nove chilometri dalla Libia), creato nel febbraio 2011 dall'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite per fronteggiare l'ondata di persone in fuga dalla Libia all'indomani delle rivolte che avrebbero nei mesi successivi provocato l'intervento della Nato. Il campo ospita attualmente diverse migliaia di profughi di varie nazionalità, tra cui eritrei, sudanesi, ciadiani, iracheni, palestinesi e nigeriani. Il 12 marzo è stato pubblicato sul sito di giornalismo partecipativo FaiNotizia.it di Radio Radicale il cortometraggio Shousha (http://www.fainotizia.it/inchiesta/12-03-2012/shousha-profughi-nel-deserto-tunisino) che contiene immagini relative alle condizioni generali del campo nonché di alcune denunce relative all'operato dell'ACNUR; tra le criticità segnalate vi sarebbe quella delle condizioni di sicurezza del campo, della scarsità e qualità del cibo, ma soprattutto dei tempi lunghi di esame dei casi di richiesta di protezione umanitaria, sussidiaria e asilo. I senatori radicali chiedono al governo italiano, tra l'altro, di chiarire la sua posizione riguardo all'attività di questo campo, a cominciare dall'eventuale contributo finanziario, se ci sono richieste di protezione verso l'Italia e quali siano le modifiche alle politiche messe in atto a seguito della condanna dell'Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell'uomo lo scorso 23 febbraio a seguito di respingimenti in alto mare*. Secondo i senatori radicali "le convenzioni europee sono state negoziate e firmate dal nostro paese il quale pensa poi bene di violarle. Il tempo è giunto di cominciare a dire che gli accordi e i trattati internazionali hanno un valore e non sono carta straccia".




*Nota

Il 23 febbraio scorso la Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha condannato l'Italia  per violazione della Convenzione Europea sui Diritti dell'Uomo (CEDU) e in particolare il principio di non refoulement (non respingimento) che proibisce di respingere migranti verso paesi dove possono essere perseguitati o sottoposti a trattamenti inumani o degradanti. Il caso Hirsi e altri contro Italia riguarda la prima operazione di respingimento effettuata il 6 maggio 2009, a 35 miglia a sud di Lampedusa, in acque internazionali. Le autorità italiane hanno intercettato una barca con a bordo circa 200 somali ed eritrei, tra cui bambini e donne in stato di gravidanza. Questi migranti sono stati imbarcati e riconsegnati, contro la loro volontà, alle autorità libiche, senza essere identificati, ascoltati né preventivamente informati sulla loro reale destinazione. I migranti erano, infatti, convinti di essere diretti verso le coste italiane. 11 cittadini somali e 13 cittadini eritrei, rintracciati e assistiti in Libia dal Consiglio italiano per i rifugiati, hanno presentato un ricorso contro l'Italia alla Corte Europea. La Corte ha pienamente condannato l'Italia per la violazione di 3 principi fondamentali: il divieto di sottoporre a tortura e trattamenti disumani e degradanti (art. 3 CEDU), l'impossibilità di ricorso (art.13 CEDU) e il divieto di espulsioni collettive (art.4 protocollo aggiuntivo CEDU). A causa di questa politica, dal 2009 circa 2.000 migranti, incluse donne e bambini, sono stati intercettati dalla Guardia costiera italiana e forzatamente respinti in Libia senza che prima fossero verificati i loro bisogni di protezione.





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