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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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SESSIONE COSTITUTIVA DEL CONGRESSO MONDIALE PER LA LIBERTA' DI RICERCA SCIENTIFICA

Sessione Costitutiva del Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica Roma, Hotel Ergife - 9 e 10 ottobre 2004 Intervento di Emma Bonino Signori Professori, cari amici, Pensavo a come condividere con voi quello che è stato un mio processo di presa di coscienza dell’importanza del rapporto, o del non-rapporto, o di rapporti conflittuali, tra scienza e politica. Mi sono resa conto, come probabilmente molti dei miei colleghi politici, a parte quelli che vengono da un particolare settore, ricercatori o scienziati, che, in realtà, il problema della scienza nelle sue varie implicazioni nella vita sociale, che sia al Parlamento italiano o al Parlamento Europeo o nelle altre istituzioni internazionali che ho frequentato, molto raramente è stata una priorità d'attenzione a livello politico. Per esempio, nella mia vita politica mi sono imbattuta, almeno in due occasioni, in questo difficile rapporto. Agli inizi degli anni Ottanta, ad esempio, nel rapporto tra scienza e applicazione della medesima per quanto riguarda il nucleare e in particolare il nucleare civile. In quella fattispecie noi radicali eravamo contrari al nucleare civile, non per ragioni ideologiche, ma in base ad una serie di problemi e preoccupazioni che non ci sembravano avere adeguate risposte. Poi da Commissaria l’incontro è stato anche più duro perché, improvvisamente, per un dato di riforma interna alla Commissione, mi dovevo occupare e assumere decisioni rispetto gli organismi geneticamente modificati (OGM). Improvvisamente, mi sono scontrata con i sostenitori di un’interpretazione molto restrittiva del principio di precauzione che, in realtà, sfociava in pura e semplice proibizione nella ricerca, quasi impossibile, del rischio zero. Sicché si capovolgeva persino la richiesta, cioè non si chiedeva di provare che gli OGM fossero dannosi, ma di provare che dannosi non erano. A parte questi due campi, il rapporto politica-scienza, devo dire, non ha mai profondamente pervaso la mia attenzione, fino all'incontro con Luca Coscioni. Spesso accade che le cose che pure teoricamente si pensano, diventano impegno, anche a partire da incontri, magari occasionali, ma che lasciano il segno. Se è vero che il rapporto scienza-religione – o scienza-religione cattolica – è sempre stato un rapporto molto teso, molto nervoso, con la Chiesa Vaticana che ha accettato dopo decenni l’autopsia, per esempio, è certo che anche il rapporto scienza-politica merita di essere discusso con grande trasparenza e con i cittadini, a mio avviso. Se è vero che la politica non dovrebbe intervenire, rimane il problema che si pone quando la politica interviene e magari lo fa con un approccio proibizionista, che è esattamente il caso di cui stiamo parlando. A parte i tempi di Galileo, da alcuni decenni a me pare che sia in atto, anche nel mondo occidentale e democratico, un attacco irragionevole nei riguardi della ricerca e anche degli sviluppi applicativi, in particolare nei confronti della genetica molecolare e della biologia cellulare, giudicati forieri di minacce per l'uomo e per l'ambiente. Intorno agli organismi geneticamente modificati c’è stata tutta una battaglia e un dibattito che io trovo abbastanza falsato, molto terrorizzante. Ad un certo punto, c’è stato vero e proprio terrorismo di fronte ai “cibi Frankestein” e non c’era verso di riportare la discussione su un piano di ragionevolezza dicendo che, in realtà, si trattava di fare in laboratorio – e in modo un pò più scientifico – quello che, in modo più artigianale, contadini dall'epoca preistorica, o storica, tentavano di fare. Si trattava di razionalizzare in termini di laboratorio quello che a spanne tentava di fare pure mio nonno per salvaguardare le vigne. Tutt’ora mi sembra di scoprire gli stessi toni, per esempio, quando si parla di ricerca e di applicazione delle scoperte scientifiche per risolvere alcuni problemi, di cellule staminali embrionali. Immediatamente la reazione è quella dell’eugenetica e non si riesce più a spiegare che il problema non è quello. Quindi, si va dalla volgarità dei manifesti "Anche Hitler avrebbe firmato", che mi sembra depongano poco a favore di chi ha fatto il manifesto stesso, ma che ti proiettano immediatamente su un livello di dibattito su cui non c’è più speranza di riuscire ad inserire qualche elemento meno emotivo e un po’ più razionale. Qui non si tratta ovviamente di eugenetica, si tratta di migliorare la vita delle persone, com’è peraltro lo scopo della scienza. Uno degli scopi della scienza – e che dovrebbe essere anche della politica – è quello di facilitare il più possibile il benessere dei cittadini, fisico o economico che sia. Non mi pare debba essere solo l’obiettivo della scienza, ma in senso lato dovrebbe essere anche l’obiettivo della politica, quello di creare le condizioni per il miglior benessere per tutti i cittadini. Eppure, almeno nel mio paese ma anche in altri, si rischia l'immediato scivolamento nel dibattito terrorizzante, che esprime un irrazionale sospetto della scienza in quanto tale, una paura del futuro, una volontà di sentirsi più sicuri guardando indietro e quindi, davvero, esprime molte cose e non solamente un dato clericale, una compenetrazione di gerarchie o pregiudizi clericali, ma c’è un insieme di paure che vanno di pari passo. Io sento sempre dire, al di là di qualunque prova scientifica, che i prodotti naturali sono sani. Uno si sforza di dire che non è che basta essere naturale, per essere sano. Ci sono prodotti che sono naturali, ma che sono all’origine di epidemie di colera – tutta naturale, per carità –, ma l’assioma naturale-sano è un assioma che non regge. Naturale vuol dire naturale e sano vuol dire un'altra cosa. Per questo ritengo che questo tipo di discorso e di dibattito sia, in particolare rispetto a questi settori di cui trattiamo, nel mio paese e ormai ovunque, un dibattito che deve uscire dai corridoi dei chierici e degli esperti e deve sempre di più coinvolgere i cittadini, nel senso più vasto possibile. Non è più, in particolare l’applicazione, una questione di chierici o esperti. Tra l’altro, noi politici non siamo più esperti di altri, siamo semplicemente eletti e non per questo diventiamo improvvisamente esperti scientifici, ma credo che questo ormai sia un dato importante per superare, più o meno, paure irrazionali, ma anche per superare divieti di stampo clericale o ideologico. L'importanza di questa riunione. Noi abbiamo cominciato in Italia, non solo perché siamo italiani ma anche perché viviamo una realtà di grandissima interferenza – non solo su questo settore, ma su tutte quelle che sono le libertà individuali e anche nei rapporti con la scienza – delle gerarchie vaticane. Don Benzi dice: "Sì, c’è una grande interferenza della Chiesa, ed è bene che sia così”. Non la invento io quest’interferenza, la si sa, la si conosce, la si vive, ma il problema, mi pare, non è solamente italiano, ma è un problema ormai che a mio avviso si pone anche a livello internazionale. Io credo che la scadenza del 30 ottobre – se sarà confermata – che riguarda l’approvazione o meno della risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che, pur non avendo valore vincolante, è però molto importante per segnare un certo tipo di atmosfera. Come sapete, nell’ultimo dibattito la risoluzione fu respinta per un voto e adesso torna alla carica con un dibattito e decisione prevista per il 30 ottobre. E’ vero che da quel voto la Spagna col suo nuovo governo, per esempio, ha cambiato posizione, anche la Germania ha cambiato posizione, aggiungendosi al plotone proibizionista. Per cui abbiamo davanti poche settimane per cercare di far rinviare ancora una volta la decisione, che mi pare sia la cosa più ragionevole, o per cercare di non avere una risoluzione di stampo proibizionista dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Credo che da questo punto di vista anche un richiamo al Patto internazionale sui diritti economici sociali e culturali possa essere utile perché, ad esempio, l’articolo 15, impegna gli Stati parte a rispettare la libertà indispensabile per la ricerca scientifica. Esistono pertanto anche agganci, che mi sembrano molto forti, dal punto di vista giuridico. A parte questo, io credo sia necessario organizzare una risposta, una battaglia di libertà che abbia in sé la componente scientifica e la componente politica. Insomma, si tratta a mio avviso di organizzare una battaglia di libertà sul territorio internazionale, che deve vedere insieme scienziati, cittadini – nel senso di utenti, consumatori, pazienti e relative famiglie – e politici. Credo sia questo il senso di questa riunione e credo che la proposta fatta da Marco Cappato, cioè di valutare se qui, e\o altrove, esistono le volontà, le risorse umane, le capacità di mettere insieme questo congresso permanente, questa specie di foro di attività permanente che, muovendosi nei paesi in cui è più necessario, cerchi di divulgare una visione della scienza meno terrorizzante, tentando soprattutto di riportare il dibattito a quello che è e non agli orrori che ci vengono descritti e che cerchi anche di affrontare un tema che, secondo me, è fondamentale: quello della laicità. Scusate se lo ripeto, forse per altri paesi è scontato, ma nel mio paese non è scontato. Nel mio paese sempre di più quello che è ritenuto peccato per alcuni sta diventando reato per tutti e, sempre di più, "io non lo farei" sta diventando "tu non lo devi fare". In questo, evidentemente, poco davvero rispettosi delle credenze altrui, per chi le ha. Certo non è facile organizzare uno strumento, una campagna, che sappia essere presente in modo adeguato ed efficace anche a livello internazionale, però io credo che questa dimensione transnazionale sia necessaria per essere efficace. Sono contenta che ci siano in sala colleghi deputati europei perché, seppure l’Europa in quanto tale non ha competenza primaria – si dice sempre che non ha competenza primaria, ma poi, che siano i fondi per la ricerca scientifica, che sia qualche altro strumento, di fatto, interviene su materie come queste. – mi auguro che, a partire da oggi, proviamo, anche a livello di Parlamento Europeo, a vedere se è possibile dare un contributo a questo foro in cui, forse, una presenza anche organizzata di attività a livello di Parlamento Europeo e all'interno di questo congresso, a mio avviso, è una componente di grandissimo rilievo. Con questo impegno, mi auguro che i lavori di questo congresso ci aiutino, non tanto e non solo a parlare tra di noi, ma ci diano la forza per convincere altri e poi per vincere tutti insieme, in nome della libertà e della responsabilità individuale. Grazie.




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