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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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III CONGRESSO DELL'ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI

III Congresso dell'Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica Milano, Hotel Leonardo - 21 gennaio 2005 Carissimi amici e carissime amiche, carissimo Luca, Luca è in qualche modo, anzi, sempre di più, l'uomo radicale: la sua forza, la sua determinazione. Luca che non può esserci. Luca così fragile che anche solo un cambiamento di temperatura, può rischiare di piegare. Luca, che per questi motivi non c'è e magari migliaia di altri che per altri motivi, magari meno buoni, non ci sono. Certo tutti hanno, abbiamo, moltissimo da fare, ma è anche vero che, a volte, fare delle scelte, individuare delle priorità, diventa necessario, esemplare, indispensabile. Luca, l'Associazione Luca Coscioni rimane l'unica organizzata su questo specifico tema della libertà di ricerca scientifica. Del diritto alla felicità? No. Del diritto alla speranza? Si. È un'altra cosa e rischia di diventare una metafora. Credo che questo Congresso avvenga in un momento obiettivamente particolare, ma a me piacerebbe e voglio condividere con voi alcuni pensieri, alcune riflessioni per cercare, come diceva Sciascia, di inserire il testo, il nostro testo, i quattro referendum, la battaglia per la procreazione assistita e la libertà di ricerca scientifica, nel contesto del paese Italia. Sciascia ci ammoniva sempre, ricordo, che la verità di una situazione non può prescindere dal contesto in cui si svolge e che una cosa è essere esatti, e una cosa è dare la dimensione della verità complessiva di una situazione. Che abbiamo di fronte a noi lo strumento dei quattro referendum - e ce lo siamo strappati - è esatto, ed è altrettanto esatto che la "Corte incostituzionale", intanto, ha eliminato quello complessivo, proprio perchè costituzionale, come ha detto Marco, e proprio perchè radicale. Vedremo le motivazioni della sentenza, ma le posso immaginare, perchè la fantasia incostituzionale della "Corte incostituzionale" ha espresso, negli ultimi anni o decenni, grande capacità di inventiva. Quindi il testo è che sono rimasti questi quattro strumenti, quattro strumenti di battaglia di iniziativa politica che, ripeto, ci siamo strappati. Perché ai molti padri referendari di questi ultimi tempi - scopriamo perfino dei padri nonviolenti, insomma, padri referendari ne troviamo molti, raccoglitori di firme meno - forse va ricordato che questi quattro quesiti sono stati da noi depositati il 27 marzo. Ricordo un Comitato, che facemmo prima della campagna elettorale, in cui mi ero molto spesa a dire che capivo perfettamente l'utilità politica del quesito abrogativo complessivo, ma il contesto di illegalità del nostro paese, mi portava a dire che la "Corte incostituzionale" lo avrebbe probabilmente bocciato, proprio perché dirompente, e che noi non saremmo stati in grado di difenderlo, quindi ci saremmo dovuti attrezzare con qualche altro strumento. A volte bisogna pure cercare di giocare sul loro piano, un piano in qualche modo non aderente alla lettera delle nostre leggi, della nostra Costituzione. Certo non avevamo la forza allora di iniziare la raccolta su tutti e cinque. Voi ricorderete tutto il dibattito del referendum “fai da te”, per poi scoprire che tanto fai da te non è stato: fai da me che posso scaricare il modulo; fai da me che posso mettere il tavolino; fai da me che posso fare un sacco di cose, ma fai da me: l'autenticatore non lo posso inventare. E infatti, era un fai da te. Gli autenticatori, i 120mila, per esempio, consiglieri comunali DS, con il modulo sotto il braccio, al bar e parlando tra gli amici, ognuno di loro poteva raccogliere 4 o 5 firme, e il milione di firme sarebbe stato raccolto in una settimana o anche meno, senza tanto dispendio di energia e di soldi. Invece siamo partiti da soli. Siamo partiti in una situazione "fai da te" con alcuni coraggiosi autenticatori, abbiamo dovuto ricominciare a raccogliere le firme a luglio, buttando via le precedenti in un corpo a corpo credo abbastanza defatigante di Rita Bernardini e di tutti gli altri nel noto Comitatone, il quale ha poi consentito ai propri elettori o ai propri iscritti - parlo innanzi tutto dei DS o delle forze che avevano votato contro in Parlamento -, di raccogliere le firme solo a fine agosto. E infatti, a fine agosto ci si è mossi, dalle Feste dell'Unità, con grandi frustrazioni per esempio di Lanfranco Turci, che non riusciva a far muovere questo Comitatone - manco fosse un pachiderma - che soffriva, di tutta evidenza, di resistenze non tanto operative, quanto politiche. Poi le firme sono state raccolte con una certa, come dire, velocità. Comunque è importante che le firme prima raccolte e poi depositate per il quesito complessivo, superavano il milione. Insomma, una lunga storia, una storia i cui passaggi è bene non dimenticare, rispetto a timidi padri referendari attuali che, credo, col passare dei giorni rischino di intimidirsi sempre di più. Perchè dico questo? Dico questo perché, a parte il "testo", su cui poi tornerò, dei quattro referendum, su cui la relazione di Marco è stata esaustiva, voglio discutere con voi del "contesto", cioè dove ci troviamo ad operare nella eventuale campagna referendaria. Lo dico perché, al di là di chi è appassionato e militante in particolare di questo tema, dobbiamo pure renderci conto che, per vincere questa battaglia, bisogna che, da cittadini, recuperiamo una agibilità politica per lo meno decente, perlomeno corretta, se non proprio legale. Questo interessa non solo chi ha una passione, un'emozione specifica sul tema procreazione assistita e libertà di ricerca scientifica. Per vincere questa battaglia, dobbiamo riuscire, in qualche modo, a recuperare degli spezzoni di legalità dello scontro e del confronto, non come dato ultroneo, ma come dato essenziale alla battaglia stessa e se guardo al contesto, certamente c'è da preoccuparsi. Il contesto lo conosciamo e si basa su alcune leggi stravolte o stravolgibili. Per esempio, la fissazione della data, non è un fatto neutro, ma una scelta eminentemente politica, proprio perchè il referendum ha bisogno del quorum. Se non avesse bisogno del quorum discuterei ancora, ma avendo bisogno del quorum, la scelta della data è importante e tanto per non fare nomi, sarebbe utile se l’attuale Ministro, il Governo, non ripetesse la scelta del ministro Napolitano che, se non ricordo male, nell’ultima tornata elettorale fissò come data l'ultima possibile, il 15 giugno. Fu una scelta politica, si poteva votare evidentemente prima. Come dicono i dati altrui, a chiusura delle scuole qualche milione di persone è in vacanza e vedo difficile che la signora abbandoni i figli a Formia per venire a Roma a votare. Se ho capito bene, si calcola tra i 2 milioni e i 2 milioni e mezzo di famiglie in vacanza. Quindi, intanto la scelta della data. Abbiamo sottolineato con favore una dichiarazione, per ora una sola, del Presidente Berlusconi che diceva di volersi orientare ad una data di voto nella prima parte del tempo utile previsto dalla legge. Quindi, in una domenica dal 15 aprile al 15 giugno, orientarsi nella prima parte di questo periodo. Ma bisogna ancora riuscire a fare sì che questa dichiarazione diventi realtà, perché se aumenta il partito dell'astensione per esempio, le forze politiche, non politiche, o che fanno politica indebitamente dietro il partito dell'astensione, può darsi pure che di quella dichiarazione del Presidente del Consiglio, di cui prendiamo atto, ad un certo punto, per qualunque motivo, non rimanga traccia. Così come è importante tutta la parte di organizzazione del dibattito e degli spazi televisivi. E’ chiarissimo che si tratta di una materia complessa. Non è una questione, come diceva un signore che abbiamo incontrato oggi in aeroporto, semplice come il divorzio, l'aborto, l'obesità, perchè pare che il nostro ministro della salute pubblica voglia lanciare una campagna contro l'obesità. Spero che non arriveremo alla proibizione del burro. Il proibizionismo, ma ci tornerò dopo, mi preoccupa perché sta diventando un metodo di governo dei fenomeni con grida manzoniane più o meno inapplicabili, e che resteranno inapplicate, per dare illusioni. Quindi misure illusorie oltre che pericolose. Ma c'è anche un altro dato, che è il ruolo dei Comitati Promotori e il ruolo dei partiti. Persino nella TV di Bernabei, che molti radicali, Marco in particolare, hanno già rivalutato varie volte - diceva: una persona che ho amato molto, che non c'è mai limite al peggio - c'erano gli scontri tra i SI e i NO. Ora, qui rischiamo una specie di bagna cauda un po' melensa in cui i Comitati Promotori si divideranno il tempo, non solo tra di loro, ma con le forze politiche. Come sapete, nonostante i referendum vinti e poi violati, i partiti nel nostro Paese rimangono 15, 16, 17. Poi si inventeranno indubbiamente i comitati per il NO e già che ci siamo, saranno inventati d'urgenza anche i comitati per l'astensione. A quel punto, qualche bel dibattito per insonni tra mezzanotte e l'una e mezza, deve essere diviso tra i comitati per il SI, gli inventandi comitati per il NO, gli inventandi comitati per l'astensione e 15 o 16 partiti. Difficile pensare che questa potrà essere una campagna elettorale in grado di far capire alla gente di cosa parliamo, di battere l'astensione, non perchè non sia legittima, ma semplicemente perchè bisogna pure dire con grande franchezza che la campagna per l'astensione è la campagna per il mantenimento della legge. L'astensione sarà giuridicamente legittima, per carità, ma la campagna per l'astensione è la campagna per il NO. Non c'è differenza su questo. Quindi noi rischiamo di avere, che ne so, il 30% di gente che va a votare, all'interno di questo 30% magari il 90% è favorevole al SI, ma vince in realtà chi non è andato. Vecchio dibattito che abbiamo fatto tra di noi molte volte e che rischia di riprodursi, se noi non riusciremo a inserire qualche spezzone di correttezza, di legalità, in tutta questa fase politica. Mi sono certamente iscritta all'Associazione Luca Coscioni e ricordo ancora, come molti, la brutalità delle risposte ricevute durante la campagna elettorale del 2001 da D'Alema, Berlusconi e Rutelli, se ricordo bene. “Queste sono questioni di coscienza, non elettorali, e quindi non se ne discute”, dicevano. E infatti non se ne è discusso. Io dico che, da cittadino, e da radicale in particolare, la parte legalità è parte essenziale delle battaglie, di questa battaglia e non solo di questa. Mi tornava in mente, in questi giorni, l'esattezza di un titolo che abbiamo spesso usato e che dobbiamo tornare ad usare con molta forza che era: “Per la vita del diritto e per il diritto alla vita”. Se non vive il diritto, se non vivono le regole, se non vive la legalità, non vive neanche la possibilità di battaglie di speranza, di battaglie di vita. Io so bene, e lo dico anzitutto per me, ma so che è abbastanza diffuso, in una parte dei radicali, un certo tipo di sconcerto rispetto all'iniziativa, abbastanza recente, di Marco Pannella sull'utilizzo degli strumenti nonviolenti del digiuno e dello sciopero della sete, i più duri, per, apparentemente, una stranezza: il potere di grazia del Presidente della Repubblica. Per non parlare di quest'altra quisquiglia, che era il plenum della Camera dei Deputati o per quell'altra quisquiglia, che era il plenum della Corte Costituzionale. Io credo che ciò che si dice sempre - e che in parte è anche vero - che la gente non capisce, non si emoziona, sia proprio un derivato, un'applicazione pratica di questa concezione di fondo, cioè che l'illegalità istituzionale e delle istituzioni è la più pericolosa, la più violenta, la più foriera di illegalità, impossibile poi da controllare. Se non capiamo questo, credo che non possiamo neppure capire perché mai uno si metta a pensare che la Corte Costituzionale e la Camera dei Deputati devono avere un plenum. Parte di noi, ma anche i giornalisti sono oggi diventati sostanzialisti: “Ma che c'entrano le forme? Che c'entra la regola? Il problema è la sostanza, essere concreti”. Ebbene, non c'è niente di più concreto e pericoloso, a mio avviso, della violazione delle regole. Per di più, parliamo di regole che non abbiamo fatto noi, che non abbiamo scritto noi e che, se fossero state di nostra responsabilità, avremmo probabilmente scritto in modo diverso. Ma è il richiamo alla legalità, alla propria, di chi le ha fatte, di chi le sostiene e di chi le difende. Siamo in una situazione in cui chi queste leggi e queste regole le fa, poi le difende, poi le sbandiera, poi non le applica. Io so bene che lo sconcio e la violazione di tutte le leggi previste per la raccolta delle firme sulle regionali passa a volte, persino al nostro interno, come un dato marginale e che spesso, persino da noi, viene questo richiamo ad essere, come dire, concreti. Ma la concretezza è proprio questa. La concretezza di queste violazioni fa sì che molto semplicemente c'è chi non si può presentare e chi si presenta senza tanti costi e senza tante questioni. Da qui l’importanza che abbiamo voluto dare a questo aspetto, che si dice non essere molto popolare, durante l'ultima riunione del Comitato di Radicali Italiani. E’ possibile. Ma è fondamentale non solo per il processo elettorale, ma anche per il processo elettorale referendario e io sono convinta che o riusciamo a strappare dei margini consistenti, oppure non solo le regionali, ma anche questa battaglia, rischia di essere travolta. Vi ho fatto prima qualche esempio, ma siccome la fantasia al potere non ha limiti, immagino ne inventeranno di tutti i colori e di tutte le tinte. Il punto RAI, per esempio, è essenziale per arrivare a milioni di cittadini, come si dice, "a gratis". Perché c’è un altro piccolo particolare, che si aggiunge a tutto questo, ed è il problema delle risorse finanziarie. Siamo abituati a fare politica quasi con niente, ma proprio con zero lire è impossibile, soprattutto se altri hanno, magari a gratis e a reti unificate, un comizio di Celentano piuttosto che altri di vario tipo. Celentano è perfettamente legittimato a dire le sue opinioni, ma il contraddittorio è un elemento essenziale della formazione della volontà, dell'informazione, e quindi della volontà dei cittadini. Tutto questo solo per dire che cosa abbiamo di fronte e che cosa dovremmo cercare di fare per strappare, per tutti noi e per il nostro Paese, degli elementi chiari di conoscenza. Invece, nonostante questo, io con qualche sconcerto sentivo stamattina a Radio Radicale, nella rassegna stampa di Massimo Bordin, il dolore e il lamento di, credo, Socci, il quale si sente non silente bensì silenziato. Eppure mi risulta che dirigeva lui, fino a poco tempo fa, una trasmissione televisiva. Non credo che fosse, all’epoca, diretta da Cappato piuttosto che da Capezzone, dico per dire. Ma siccome, pensate un po’, il Corriere della Sera ha deciso di prendere una posizione ed è persino uscita, dopo quattro anni, una copertina per Luca Coscioni, a quel punto Socci e compagni si sentono silenziati. Devo dire a Socci che avendo qualche esperienza di silenziamento posso, ad adiuvandum, raccontargli cosa vuole dire essere silenziati, perché ho l’impressione che stiamo scambiando cose che non esistono molto. Forse al silenziato Socci e compagni un qualche rapporto del Centro di Ascolto, un qualche "dossierino" - che lui conosce perfettamente - per rinfrescare la memoria, potremmo inviarlo. Devo dire che quando il Cardinale Ruini, a nome della Conferenza Episcopale, esce e dice: “Vogliamo un dibattito sereno e comunque equilibrato”, la domanda che mi viene è: scusi ma fino adesso, su questi temi, lei ha mai chiesto un dibattito sereno? Non mi pare. Mi pare che il dibattito sereno lo state chiedendo adesso proprio perché, forse forse, vi viene il dubbio che, se riusciamo a parlare con la gente, forse forse, si ripetono alcuni momenti duri che, nella storia, le gerarchie ecclesiastiche hanno vissuto nel nostro Paese. Sicché, mi sanno sempre un po’ di ipocrisia, gli appelli degli ultimi giorni ai dibattiti equilibrati, ai dibattiti sereni. Ma insomma, per tutto il periodo che ha portato alla legge, per tutto il periodo che ha portato alla raccolta firme, io, di questa necessità di dibattiti sereni, non ho sentito nulla. Credo che questa necessità, l'abbiamo invocata solo noi. Sarebbe stato un bene per il Paese, forse non saremmo arrivati a questa legge, definiamola a-scientifica, così facciamo contento Ferrara che si sente irritato quando uno dice che è una legge oscurantista. Avremo poi altri scogli davanti a noi. Ce n’è uno che, culturalmente, mi colpisce molto. Persino alcuni degli amici pro-referendum, dei quattro quesiti abrogativi che non sto a ripetere in questa sede perché li conoscete perfettamente, ne fanno una battaglia principalmente delle donne. In quanto cittadina lo capisco, ma trovo che esistano nel nostro Paese alcuni milioni, centinaia di migliaia di maschietti sterili oppure portatori sani di malattie genetiche. Quindi capisco, ma non lo trovo un messaggio particolarmente coinvolgente. Mi sembra un po’ un messaggio di ghetto. A me sembra che il messaggio portatore di questi referendum ben più ampio, ben più coinvolgente l’intera società italiana e che va al di là dei malati, al di là delle famiglie dei malati, al di là di chi vuole un figlio. Io credo che sia uno di quei dibattiti che implica e coinvolge tutta la società. Tutta la società, in termini di libertà. Va al di là dei partiti e al di là degli schieramenti. Lanfranco Turci non si stanca di ripeterci che queste sono battaglie né di destra né di sinistra, sono battaglie di libertà. Io credo che questo lo dobbiamo dire e ridire perché questi referendum non sono destra contro sinistra, sinistra contro destra, anche perché ognuna delle coalizioni ha, al proprio interno, posizioni variegate e proprio perché non è né di partito, né di destra, né di sinistra, è di Comitati Promotori, per il SI o per il NO, rispetto ai cittadini. Si dice che la strada parlamentare non è più praticabile. Lo dicono solitamente con orrore: “Ahimé la strada parlamentare non è più praticabile”. Sento ancora dire che se vanno in porto questi quattro referendum torna il Far West e uno si sgola a dire che, veramente, questo Far West non c’era neanche prima. Uno immagina i cow boy, ma sono nati in realtà 50.000 bambini, per cui non si capisce tutto questo Far West dove l’abbiano visto. Certo che si può regolamentare. Senza che andiamo tanto lontano, l’Inghilterra ha regolamentato l’utilizzo e la ricerca sugli embrioni, quindi c’è modo e modo di regolamentare. Certo che se su una legge di 45 articoli, 36 iniziano con “è proibito”, mi sembra difficile che sia una legge regolamentatrice. Io credo, peraltro, che per quella che è la dimensione di questa problematica, il rapporto tra cittadino e istituzioni, cittadino e leggi, non sia più il momento di intervenire. Cosa deve fare il Parlamento? Stabilire che gli embrioni crioconservati possono essere cinque invece di tre? Sarebbe una bella beffa perché probabilmente vanificherebbe il referendum alla lettera, ma certamente non fa fare un passo avanti a nessuno. Quindi non c’è nessuno horror vacui, non credo che si spacchi il paese. E’ probabile invece che si spacchi qualche coalizione, ma, insomma, questi si spaccano un giorno sì e l’altro pure, quindi va benissimo se si spaccano su temi un pochino più rilevanti, oltre che sul nome e su Nichi Vendola e, dall’altra parte, su altrettante appassionanti iniziative. Quindi difendere e preparare questo periodo elettorale referendario non è tanto e non è solo nel merito, ma è soprattutto ricavare regole e spazi in cui poter comunicare. Altrimenti non possiamo pensare di vincere senza soldi come siamo, se ci viene precluso un dato di esposizione maggiore. Ma ritengo importante tutto questo dibattito, al di là del merito, anche perché ho l’impressione che stia passando il proibizionismo come metodo di governo dei fenomeni sociali e questo è preoccupante, rispetto ai fenomeni sociali, non solo perché quando non c’è vittima non funziona, ma perché è un altro colpo alla legge e alla applicabilità della legge. Ieri sera, nella sfortunata trasmissione di Porta a Porta, di cui mi scuso, ho avuto poca capacità di riflesso e mi sono trovata in una situazione che non immaginavo, in una situazione di esaltazione di Don Gelmini in cui veniva difficile anche dire che le comunità vanno benissimo, ma, in realtà, 278 comunità sono anche un business. Chi fa le leggi, deve pensare anche alla loro applicazione. Posto che questa nuova legge (quella sulla droga) torna a penalizzare il consumo individuale, ho letto dopo che i consumatori, occasionali o no, di cannabis e di hashish nel nostro Paese - loro dicono - sono tra i 4 e i 5 milioni. Vuol dire che voi pensate a 4 o 5 milioni di nuovi procedimenti, e col sistema giudiziario italiano andiamo fortissimo. Procedimenti di cui una parte sono amministrativi per il consumo individuale, ma amministrativi pesanti perché il ritiro della patente o l’obbligo di residenza sono mica cose da poco, per un procedimento amministrativo. Poi si passa al penale appena si supera la soglia e per non andare in carcere, si dice, andate da don Gelmini, il quale ha avuto una reazione che non è stata ripresa, e che io non ho avuto la prontezza di riprendere, per quel che riguarda l’hashish ha detto: “A me viene da ridere. Se l’hashish, come sta scritto ormai ovunque, non dà né assuefazione né dipendenza, ma cosa me li mandate a fare questi? Io che gli devo fare ai milioni che manderete in giro da qualche parte e che io dovrei disintossicare? Li faccio lavorare nella mia azienda, per carità, però stiamo parlando di un’altra cosa”. Al di là di tutto, al di là di quello che nel merito pensiamo, per me, immaginate un po’ quanto sono strana e bizzarra, il dramma aggiuntivo è il dramma di una legge, che non sarà mai applicata e che quindi è illusoria, fatta per dare serenità illusoria alle famiglie. Giovanardi dice: “Io, con mio figlio, voglio che lo Stato mi aiuti, prima che vada in macchina e ammazzi qualcuno”. Tutto con uno spinello? Fermi un attimo perché non è esattamente così. Ma in termini di Stato di diritto la cosa più drammatica sarà, come per la proibizione dell’aborto, in cui in galera, alla fine, andava poca gente e la stragrande maggioranza finiva in un aborto clandestino con tutto quello che già sappiamo. E’ un contesto generale che, passo dopo passo, scalino per scalino, mi pare non abbia più il senso della legge e del diritto. Questo è, oggi per la droga domani per quello che volete, un dato a mio avviso molto pericoloso. Tutti questi temi fanno parte del contesto di cui parliamo, che ha una sua lettera nei quattro quesiti, ma si inserisce in questo contesto in cui, da radicali, cerchiamo, se è possibile, di strappare qualche spazio di maggiore legalità. Io non so se riusciremo. Mi pare che stamattina Folli abbia decretato il de profundis sul Corriere della Sera, della serie: “Per il vostro bene, cari amici radicali, è meglio che stiate da soli”. Il nostro bene vorremmo discuterlo noi, forse siamo anche abbastanza titolati. Se no, “se vi alleate da qualche parte si perde la specificità radicale”. Vedete, a me piacerebbe molto essere messa alla prova. Poi decideremo chi ha perso la propria specificità o vedremo anche chi ha acquisito, uno dei due, una qualche specificità in più, una qualche contaminazione in più. Temo però che Nicola D’Amico non faccia primavera, temo che non facciano primavera nemmeno un’altra serie di dialoghi, ma so anche che testardamente ci dobbiamo provare. Ci dobbiamo provare perché non è in gioco, a mio avviso, un radicale in questo o in quel Consiglio Regionale. Sono in gioco altre cose, di cui abbiamo parlato. Ed è in gioco un ripristino, temporaneo, forse limitato, ma comunque un ripristino della agibilità politica nel nostro paese con qualche, forse, regola rispettata in più. Grazie




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