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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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ASSEMBLEA DEI 1000: INTERVENTO DI EMMA BONINO

Intervento di Emma Bonino all'Assemblea dei mille Roma, Hotel Ergife - 19 giugno 2005 Care amiche, cari amici, io devo essere un personaggio un po' sempliciotto, per la verità. Avendo ascoltato in questi sei mesi di immersione italiana e in questi tre giorni di assemblea tutta una serie di interventi, credo che nel gergo vengano definiti articolati, complessi e quant'altro, io vi confesso che ho combattuto questa battaglia dall'inizio semplicemente perché pensavo che fosse vincibile. L'ho combattuta con determinazione non solo perché pensavo alla sua importanza di fondo, ma anche perché pensavo potesse essere vinta e chi dall'inizio, invece, sapeva di già che l'avremmo persa, forse, me lo poteva dire e più semplicemente sarei rimasta ad occuparmi non di sacralità di embrioni, ma di sacralità di donne e uomini in carne ed ossa, nelle carceri siriane, e forse avrei speso meglio il mio tempo. Lo dico perché, insomma, col senno di poi non si va da molte parti ed è da tre giorni che mi pongo una domanda a cui non riesco a dare risposta: premesso che noi abbiamo perso e che siamo stati battuti, chi ha vinto? Noi abbiamo perso, d'accordo, siamo stati battuti ma non sconfitti, sono d'accordo anche su questo, ma la domanda alla quale mi interesserebbe avere una risposta è che io non ho capito chi ha vinto. Perché ho l'impressione che ci siano vari vincitori, non tutti con molto onore. A me pare abbia vinto l'ignavia politica, ha vinto la viltà politica, ha vinto una mancanza di leader-ship gravissima nel nostro Paese, ha stravinto l'utilizzo anche tatticamente di un qualcosa che non ha neanche avuto il coraggio di lottare, come si dice, a viso aperto e che dobbiamo al cardinale Ruini, non ad altri. In questo Paese noi abbiamo combattuto già due volte con dei si e con dei no, su battaglie di laicità di fondo, e le abbiamo sempre perse. Oggi, il modo per vincere senza convincere è di usare invece una scorciatoia, una furbata, certamente legale dal punto di vista delle leggi - qualcuno l'ha mai messo in discussione? - ma che politicamente credo valga la pena analizzare. L'unico leader di tutta questa battaglia che non preoccupa nessuno, ma a me preoccupa molto, è che questo leader si chiama cardinale Ruini. Se tutto questo non preoccupa né gli italiani, né la classe politica di questo Paese e pare neppure alcuni Radicali, io mi sento un po' sconfortata. E' come se nel mio Paese dettasse legge quello che io vedo ogni giorno al Cairo: l'Imam di Al-Ahzar, ma almeno lì legalmente, perché nella costituzione egiziana la Sharia è una delle fonti della legge. Se tutto questo non preoccupa e se c'è un risultato per me importante in tutta questa vicenda, è l'aver fatto venire allo scoperto questa realtà. Da soli e inascoltati, da alcuni anni, dal 2000 in particolare, siamo andati parlando di deriva clericale nel nostro Paese e non ci credeva nessuno, mi sembra. Oggi ho l'impressione che alcuni leader con grandi responsabilità del nostro Paese dovrebbero preoccuparsi, perché temo che senza l'aiuto di Ruini non vincerebbero neppure le elezioni. Insomma, il gioco per il 2006 sarà chi è più papista di questi gentili signori. E peraltro non mi sembra neanche un disegno solo italiano né mi sembra l'ultima fiammata della Chiesa. A me pare, innanzitutto, che non dovremmo perdere di vista il contesto internazionale, che rivela spie abbastanza evidenti e preoccupanti, di una Chiesa militante, con ambizioni trionfanti, che, come dice Pera, si deve opporre all'Islamismo militante. Noi, nella nostra pratica politica, da un po' di anni stiamo cercando di dire che all'Islamismo militante, peraltro minoritario persino nei Paesi dove è radicato, bisogna invece contrapporre costruzione di democrazia, di società aperte, di legalità, di laicità, di regole, e non la Chiesa militante o trionfante che dir si voglia. Ma c'è di più, a questo corteo più papista del Papa, ultimamente ho visto allinearsi, con grande sconcerto devo dire, una serie di amiche, colleghe di quando eravamo molto più piccole. E' uscito un librettino, credo di Eugenia Roccella e di un'altra di cui non ricordo il nome, che si chiama credo: "Contro il Cristianesimo" la cui tesi, alquanto bizzarra ma preoccupante, è che il vero dramma delle Nazioni Unite è che stanno promuovendo l'aborto, la contraccezione, nonché la salute riproduttiva e i diritti sessuali. Ohibò, insomma, l'Africa muore perché le Nazioni Unite promuovono la legalizzazione dell'aborto. Ma qualcuno ha mai messo piede in Africa? Forse Eugenia ce la devo portare. In Africa, oltre che non sacralizzare gli embrioni per ragioni che sono evidenti, in realtà si muore di parto, si muore di Aids, il problema dell'Africa non è francamente l'aborto, il problema dell'Africa è che manca esattamente tutto il resto, manca persino la consapevolezza e la pratica di questi diritti, del rispetto delle persone eccetera. E vi assicuro che quando si arriva a teorizzare, a scrivere, a documentare una tesi di questo tipo, io non la prenderei sotto gamba, perché questo è in fondo, anche la spia di come in generale e molti, abbiano perso la trebisonda, per cui il problema dell'Africa è che si fanno troppi aborti. Dall'altra parte si perde altrettanto la Trebisonda quando, ma non è questo che voglio approfondire, non so per quale motivo o all'insegna del buonismo, esce questa cosa per cui salviamo l'Africa, rimettiamo i debiti. Francamente dove sia l'idea che rimettendo i debiti a un tale signor dittatore chiamato Museweni, per esempio, si sollevino i problemi dell'Uganda, qualcuno me lo deve spiegare perché lì mi sono persa. Ma questo semplicemente per dire che c'è un contesto internazionale importante, da questo punto di vista, la presenza del Vaticano alle Nazioni Unite, la campagna attuale del Vaticano in Croazia, esattamente sullo stesso tema che abbiamo discusso in Italia, e vedete, io non credo affatto che sia lungimirante o persino prudente, tentare di governare le sfide del nostro tempo con l'accidia o l'ignavia politica o facendo leva sulle paure. Si vince nell'immediato sulle paure: no agli immigrati, chiudiamo le frontiere, no all'euro. Peccato, forse aiuterà per le elezioni del 2006, peccato che non aiuterà nessuno e tanto meno il nostro Paese. E All'Islam militante o comunque venga chiamato, credo che invece la contrapposizione della difesa strenua degli uomini e delle donne, della vita dei dissidenti politici, la promozione anche in quei Paesi, del nostro senso delle nostre conquiste di laicità che non è affatto la non religiosità, ma su questo non mi dilungo. Ma vedete, io arrivo nel mio Paese, provenendo da altri più sfortunati, ma molto più vitali, con il senso vero della vita e della morte, del carcere o del non carcere, della tortura o della non tortura, del voto o del non voto, della ripresa economica o no, del vivere o non vivere, e vengo qua ed è tutta una sacralità di embrioni, feti, zigoti. Le persone no, le persone non contano perché tutto è stato coinvolto in una sacralità per cui la Chiesa decide che la persona umana nasce nel momento del concepimento. Ma pure la Chiesa mi pare abbia cambiato idea varie e svariate volte, ci si augura che la ricambierà. Quando eravamo molto più piccoli e si faceva la battaglia sull'aborto, all'epoca la Chiesa era ferma all'idea che si diventa persona umana quando entra l'anima, non quando entra lo spermatozoo, quando entra l'anima. L'anima entrava nei maschietti dopo 40 giorni e nelle femminucce più tardi, perché noi siamo sempre un po' ritardate. Quella era la concezione. Oggi no, oggi non è quando entra l'anima ma quando entra lo spermatozoo. Benissimo, domani non si sa, proprio per questo, con tutto il rispetto di chi ha queste credenze religiose, da lì a farle diventare la parte portante di una norma, di una normativa di un Paese, ci starei un pochino più prudente. Semplicemente perché storicamente non è esattamente la Chiesa che ha avuto ragione. O sbaglio? Storicamente ne avesse azzeccata una. Io non voglio essere blasfema perché semplicemente credo di avere dei valori che non necessariamente sono quelli religiosi, eppure credo di averli, a me pare, che per come si comporta oggi e da come io la vedo, questa Chiesa sia portatrice di disvalori. E forse quello che non abbiamo potuto negli anni continuare a dire con più forza è che piaccia o non piaccia, anche noi siamo portatori di valori. Noi siamo quelli che difendono la vita, dove per vita si intende la responsabilità penosa del vivere, dello scegliere, dello sbagliare, ma responsabile. Noi siamo quelli oggi, per esempio rispetto ai malati, che molto più di loro esercitiamo quello che mia madre mi diceva sempre, l'Abc dell'essere cattolici, è che è la compassione e la carità cristiana. Noi siamo quelli che non nutriamo illusioni ma non neghiamo le speranze e non c'è modo di vivere se uno non ha più speranza, malato o sano che sia, se è malato a maggior ragione. Sicché io mi sento in minoranza certamente in questo Paese, pensavo che avremmo potuto vincere e credo di aver fatto due errori di valutazione, perché mai avrei pensato né che la Chiesa e le gerarchie si sarebbero così organizzate, ma di più, avendo tuttavia fiducia in questo Paese, mai avrei pensato ad una tale dismissione di responsabilità e di leadership dell'intera classe politica italiana. Mai avrei sospettato, pensato che le istituzioni del mio Paese, dell'Italia, avrebbero praticato una tale dismissione di responsabilità e una tale pratica di trasformismo e di ignavia politica. E invece è successo, e la memoria è così corta che non è vero che questo tema è ormai incardinato e che andrà avanti da solo. No, io sono convinta che questo tema già è stato archiviato, perché spinoso all'interno della classe politica, e se potessero ci metterebbero una pietra tombale e non l'aprirebbero mai più. Quindi, se vogliamo che viva, non solo questo tema nello specifico, ma che viva e riviva la forza della laicità, della separazione, dei poteri eccetera, noi ce la dobbiamo mettere tutta perché non è affatto vero che questo è un dibattito incardinato e che, comunque, la globalizzazione e non so che altro, no, no, questa è una tale pagina di vergogna della classe politica italiana, che faranno di tutto per archiviare e mettere nel dimenticatoio e rimarrà invece, come forza anche propositiva, solo se noi sputeremo sangue, ce la metteremo tutta, per tenere tutto quello che è successo, tutto quello che volevamo dire eccetera, all'attenzione dell'agenda politica italiana. E non sarà facile. Vedete, tra qualche mese due gentili leader, come se niente fosse, si presenteranno agli italiani non per mandarli al mare ma, questa volta, per chiedergli di votare. E faranno di tutto per far dimenticare che uno si è astenuto, l'altro ha votato di nascosto, uno fa parte di una coalizione, è leader di una coalizione in cui tutti si sono astenuti o quasi, non a caso, infatti, Fini è crocefisso; dall'altra parte Rutelli si sente un genio perché pare abbia detto, in una riunione ristretta, vedete quanto bene ho fatto ad astenermi perché almeno così, il 75% degli astenuti non va in quota Berlusconi ma sta pure in parte, in quota nostra, mia. E' in gioco l'esercizio della libertà e della libertà di scelta, a partire appunto dalla libertà di ricerca scientifica, come dato voglio dire, come lo era l'aborto o come lo era il divorzio, ma quello che era in gioco già allora, era l'esercizio della libertà responsabile. Io credo che se in queste condizioni 12 milioni di persone sono andate a votare, certo è una minoranza ma è una minoranza determinata e consistente nel nostro Paese. E tutto potremo fare meno che dismetterli in qualche modo e pensare che si gira pagina e che adesso, d'ora in poi, ci occupiamo, che ne so, di contratti a termine. Io credo che abbiamo fatto esplodere, venir fuori, alla luce sotto gli occhi di tutti, la possanza di un apparato, di un apparato, vero e proprio. Vedete io non ho capito, a parte il fatto che non ho capito neppure perché vi siete eccitati tutti, Benedetto ha riproposto quello che si ripropone da sempre, legittimamente. Io non sono d'accordo su niente ma non capisco perché vi eccitate. E' un dibattito che c'è tra di noi da moltissimo tempo, che i congressi hanno risolto sinora in modo diverso, io ne sono molto contenta e se ci fosse un congresso che risolve nel senso politico, nella procedura politica che in qualche modo Benedetto prefigura, io credo che sarebbe del tutto legittimo ma non avrei più niente a che spartire con questo gruppo politico, peraltro di tutto rispetto. Vedi, Bendetto, tu dici che c'entra Vatican e Taleban, non solo c'entra per le ragioni che ho detto, ma mi piacerebbe che almeno accettassi che la Chiesa non è solo o non è più o non lo so, i valori. No, la Chiesa è un apparato ben più forte di quelli conservatori e reazionari che noi denunciavamo nei sindacati. Avevamo da denunciarne, se vuoi, tutto il peso e la possanza dell'apparato conservatore quando non reazionario, rispetto ad uno sviluppo economico del nostro Paese. Questo la Chiesa oggi rappresenta nel nostro Paese, un blocco sociale conservatore, quando non reazionario rispetto allo sviluppo democratico del nostro Paese. E con chi devo dialogare? E come tutti i blocchi sociali possenti hanno degli accoliti. C'è stato tutto un periodo in cui se i sindacati sospiravano tutti si arrendevano. Oggi sospira il Vaticano, quindi Pera, Casini eccetera eccetera, gli ufficiali di complemento tutti, di questo blocco sociale. Questo è, in fondo, quello che è successo. Tutta questa cosa e mi avvio veramente alla conclusione, ha fatto maturare qualcosa? Forse all'interno dei Ds o di alcuni, ma che anche loro tenderanno ad archiviare tutto quello che è successo semplicemente perché hanno da fare, con Rutelli, con Prodi, con quell'altro eccetera. Però ad esempio, quando Turci ci dice che in fondo la sinistra è progressista, o è liberale oppure non è, dice una cosa che poco avevo sentito arrivare da quella parte o quando ci dice che i diritti umani e i diritti civili premiano sul diritto dei lavoratori, dice una cosa che poco avevo sentito così esplicita. Forse questi sono minimi dati di semina che saranno spazzati via se noi non resistiamo e non ci siamo nei prossimi mesi e i dieci milioni si troveranno un po' spersi, comunque portati ad una competizione elettorale che, vi assicuro, di questo no discuterà se non glie lo imponiamo. Allora, tutto quello che ho sentito, sapete a volte mi sembra a metà tra il velleitario e altro: bisogna cambiare la legge sul referendum perché il quorum eccetera. E certo, basta la maggioranza qualificata del Parlamento. Auguri, auguri. Prendetevi qualche borraccia, qualche scarpone perché sarà dura. Basta la maggioranza qualificata. Dice, ma basterebbe il buon senso, materia rara, effettivamente. Oppure vedete, un altri intervento stamattina diceva: ma noi non dobbiamo essere il partito dei detenuti, il partito degli scienziati. Infatti non lo siamo. Noi siamo solo un bizzarro gruppo che pretende intanto, di appropriarsi dei nomi e di politica e in realtà è un gruppo di persone libere che colgono, nei vari momenti di trasformazione della società, dei gruppi e dei protagonisti di volta in volta più oppressi "più massacrati". Negli anni 70 erano più le donne e torneranno ad esserlo velocissimamente, ma anche perchè ci siamo addormentate, dovessi dire, alla rincorsa di altre cose, oggi gli scienziati che sono oppressi da quel dì, ma sono esplosi oggi; può essere chiunque. Ma semplicemente perché nel porta bandiera, nella bandiera che ci rappresenta, di volta in volta, in momenti sociali diversi, in fondo è sempre quello: la legge, la legalità, il rispetto della libertà, sempre quello. Può cambiare il posto dove lavoriamo, può cambiare la battaglia specifica, ma il filone di fondo a me pare sia sempre quello. Più vado avanti, posso imparare una lingua nuova ma difficilmente imparo qualcosa di nuovo rispetto a queste cose di fondo che ho imparato quando ero molto più piccola e che continuo a portare avanti, mutate le situazioni geografiche. Sicché il che fare. Badate, io penso che quello che abbiamo affrontato e quello che a me interessa è questa battaglia che altri dicono culturale, e che invece a me sembra eminentemente politica, in un termine diverso dai giochi partitici che pure evidentemente andranno avanti e io credo che ci metteremo tempo. Ma è proprio per questo che penso che ci dobbiamo attrezzare per resistere e, possibilmente rilanciare. Certo, possiamo invece fare un'autoconsegna. Possiamo decidere, al prossimo congresso, che non si sa per quali ragioni facciamo parte dell'etnia di sinistra oppure facciamo parte dell'etnia di destra, e ci andiamo a consegnare. E' una scelta ed è un gioco del tutto rispettabile, ma su un altro piano della politica, personalmente mi interessa poco, ma che è il gioco rispettabilissimo che fa Clemente Mastella e lo fa con grande trasparenza, devo dire, molto più di altri, molto più di altri che normalmente invece lo condiscono di chissà quali appartenenze ideali o di tutte queste stronzate, Clemente Mastella lo fa in modo molto più, a mio avviso, lineare, molto più esplicito. Resistere. Secondo me ci aspetta una delle cose più difficili e quelle che non sappiamo fare, spesso. Noi siamo persone che riescono a fare miracoli, nelle situazioni più impensate e più impensabili, ma che poi non riescono a fare altre cose che tutti fanno, molti fanno, ma che per noi sono particolarmente difficili. In termini d'impresa si direbbe o vorrebbe dire che noi abbiamo bisogno finalmente, e certo con il senno di poi noi lo avessimo fatto un anno fa era meglio, ma prescindo, di quella che credo in termini d'impresa si chiama ristrutturazione. Ovvero, noi dobbiamo assolutamente vedere nel punto in cui siamo, con l'esposizione debitoria che c'è, ma anche facendo un'analisi politica, probabilmente arrivare al punto in cui è necessario, che ne so, vendere il patrimonio o parte del patrimonio, ma non per andare avanti così come siamo andati, ma cercando di mettere dei punti di fine ad alcune esperienze di aggregazione politica, tenerne altre, che è una delle cose più difficili da fare o quelle a cui siamo normalmente meno attrezzati, con una consapevolezza ed è che, di fatto, il problema del finanziamento delle iniziative è un problema fondamentale, e che certo l'uscita spesso da situazioni difficili, si fa per via politica, ma io credo che invece anche un dato di razionalizzazione di chiusura di varie della nostre attività per quanto dolorosa sia, è l'unica che però ci consente di salvarne altre e di investire su alcune. Credo che se vorremo continuare a tenere tutto aperto, tutto così, io credo che non andiamo da nessuna parte. Ma perché a me interessa resistere politicamente, esserci politicamente. Mi interessa proprio anche alla luce dei risultati del referendum, ci sia un gruppo organizzato, una forza capace di aggregare altri, capace di dare a se stessa e ad altri, a questo Paese, la speranza di poter vivere, prima o poi, in un Paese dove le regole contano le leggi esistono, se non funzionano si cambiano, ma che è una cosa che si sia persa nella notte dei tempi. Questo credo sia quello che ci spetta e soprattutto la difficoltà sarà, credo, di tenere vivi questi temi che abbiamo fatto esplodere, rispetto ad una tentazione di archiviazione quasi totale che sarà alta, che sarà importante, sarà anche molto strutturata e molto organizzata, avendo poca capacità di strutture di reazione. Questo è quello che volevo dire ma secondo me non esistono scorciatoie possibili, non per snobismo. Vedete, una parte di questi sei medi di bagno italiano, l'ho spesa con tutti voi, con Marco e gli altri, a gennaio, febbraio, marzo, sulla nota tesi dell'ospitalità. Badate, è stato un esercizio, vi assicuro, quotidiano, giornaliero, se ce n'era ancora bisogno, di umiltà politica, di umiltà politica, cioè le abbiamo provate tutte. I no sono stati chiari, ad un certo punto, però almeno sarà finita la leggenda metropolitana che vuole vedere principesse sul pisello che poi non si accasano. Non è così, alla fine siamo dei virtuosi per mancanza di tentazioni. Ed è vero, perché uno può inglobare tutto, ma inglobare o comunque cercare di convivere con un gruppo che ha una sua storia politica, una pratica un minimo rigorosa, che non si confonde con le etnie ma cerca, credo io, di portare avanti alcune cose che culturalmente e quindi politicamente possono essere discriminanti, questo è difficile da poter digerire. Noi siamo in vendita forse, ma non siamo in saldo, questa è la differenza, però almeno di questo vogliamo farcene un minimo forza? Grazie.




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