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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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ISLAM E DEMOCRAZIA

Intervento di Emma Bonino alla Conferenza organizzata dalla Margherita sul tema "Islam e Democrazia" Venezia, 29 settembre 2005 Grazie mille, grazie agli organizzatori per avermi invitata. E' la prima volta, almeno su questi temi, che mi capita in Italia di partecipare ad un dibattito di questo tipo in veste di invitata e non di organizzatrice. Ne sono contenta perché per un verso significa che la scelta di trasferirmi al Cairo, di imparare la lingua, di cercare di capire le dinamiche politiche e sociali nel Sud del Mediterraneo e non solo, non mi verrà più attribuita come bizzarra e poi perché la nostra attenzione rispetto a questa zona, a questo tema, è cresciuta. Ho ascoltato con moltissimo interesse sia l’intervento di Massimo Cacciari che dell’amico che ci ha parlato dell’Islam, e devo dire che più tempo trascorro in quella parte del mondo e più ne frequento gli abitanti, più mi convinco che il problema di fondo non è quello dello "scontro di civiltà", ma attiene piuttosto al sistema politico di ciascun paese. Da questo punto di vista, la tesi di Amartya Sen mi pare quella più convincente e condivisibile. Egli invita tutti noi occidentali ad evitare l'approccio tipicamente razzista in base al quale la democrazia sarebbe un nostro prodotto e un nostro privilegio esclusivo cui i paesi dell'aerea mediterranea e mediorientale dovrebbero adeguarsi. Del pari, ci invita a riflettere sulle esperienze democratiche che pure storicamente si sono avute in queste parti del mondo. Un altro elemento di rilievo da considerare riguarda l'Islam, o meglio l'interpretazione del Corano che si distingue da paese a paese, dove la differenza vera la fa il sistema politico e soprattutto il rapporto tra sistema politico e interpretazione del Corano. Così come la religione cattolica è stata caratterizzata, per esempio, dalle teorie di San Francesco d'Assisi piuttosto che dalle crociate o dalla Santa Inquisizione, nei paesi musulmani esistono interpretazioni più moderate e liberali del testo sacro, come quelle vigenti in Marocco e in Tunisia, e altre più restrittive e oscurantiste, come quelle talebane o dell'Arabia Saudita. Il dato di novità, che a mio avviso dovremmo tenere presente, è che il mondo arabo-musulmano è entrato negli ultimi anni in una fase di cambiamento non da poco. Certo, potremmo trascorrere i prossimi trent'anni a discutere quali siano gli elementi che hanno determinato questo cambio di passo, se l'intervento armato in Afghanistan o in Iraq, ma posso dirvi con assoluta certezza che quando sono arrivata io, nel 2000-2001, si trattava di una realtà molto più sclerotizzata. Ricordo l'intervento pronunciato dal Segretario Generale della Lega Araba alla conferenza che Non c'è Pace Senza Giustizia organizzò nel gennaio 2004 nello Yemen, quando sostenne esplicitamente la compatibilità tra Islam e democrazia e aggiunse che, in realtà, non esiste una democrazia europea, una araba, una asiatica, ma esistono modi diversi di praticare e mettere in atto la democrazia. Sono d'accordo con Massimo quando dice che non si può e non ci si deve limitare solo alla procedura, essendo la democrazia un processo in divenire, ma è anche vero che senza procedure non c'è nulla di cui discutere. Certo le elezioni non sono tutto e il rischio è che diventino un pò meccanicistiche, ma è altrettanto vero - e l'Afghanistan ne è la prova - che senza partecipazione, senza la reale possibilità per i cittadini di incidere sui processi decisionali, tutto rischia di ridursi più ad un "comunitarismo" che non ad una comunità. So perfettamente che esistono diversi criteri di cui tener conto nell'analisi della situazione di un paese, come il prodotto interno lordo e la ricchezza, ma io ritengo - e non lo dico sull'onda di un riflesso vetero-femminista che poco mi appartiene - che la cartina di tornasole sia la condizione della donna. E' indubbio che lo status della donna in Afghanistan e Arabia Saudita è diverso da Marocco, Tunisia e Turchia, non solo in ragione delle scelte politiche operate dalla classe dirigente di questi paesi, ma anche a causa dell'interdipendenza tra politica e religione. Fatte queste premesse, a mio avviso Islam e democrazia sono effettivamente compatibili e il problema che mi pongo riguarda piuttosto il come riuscire a favorire al meglio il processo di democratizzazione. Non mi soffermo su questo punto dato che Gilles Kepel ha già offerto risposte molto convincenti e arrivo invece alla questione mediterranea. Vedete, la verità è che il nostro dibattito è in netto ritardo rispetto a quello in corso tra i liberali arabo-musulmani che stanno domandandosi attraverso quali strumenti si governa la libertà. Mentre noi dibattiamo attorno al nodo della campatibilità, domenica si apre a Rabat una conferenza di governi e attori non governativi con la partecipazione di Non c'è Pace Senza Giustizia. Un convegno - finanziato dal governo italiano, ma che stranamente il ministro non ha trovato modo di inserire in agenda - incentrato sui processi elettorali, il ruolo dei partiti politici e la partecipazione. In definitiva, penso che sostenere democrazia e libertà sia vantaggioso tanto per noi quanto per loro, ma credo anche che lo sforzo che dovremmo fare sia quello di adeguare gli strumenti di cui disponiamo. Al di là di quello che ciascuno di noi può pensare rispetto all'uso della forza, non possiamo non renderci conto che i nostri strumenti di promozione della democrazia, dai rapporti internazionali a quelli europei o bilaterali con questi paesi, sono obsoleti rispetto alle nuove esigenze, come se a fronte di un mondo in continuo cambiamento, i meccanismi della diplomazia fossero immutati e immutabili. E' incredibile, per esempio, che non ci sia ancora una BBC in arabo. Come sapete, esisteva ed è stata chiusa per ragioni finanziarie. E' altrettanto incredibile che Euronews non sia in arabo e che anche i servizi che riguardano il mondo arabo vengano trasmessi in francese, in inglese o in qualsiasi altra lingua che non sia l'arabo. Allora io mi chiedo: davvero è una proposta da considerarsi anomala quella di acquistare uno spazio di mezz'ora su Al Jazeera o Al Arabya affinché gli stessi arabi possano spiegare in arabo ai concittadini che si può essere islamici e allo stesso tempo liberali? Io mi auguro che il fallimento del vertice ONU ci spinga a prendere in considerazione l'idea della Comunità della e delle democrazie, a incardinare una riflessione innovatrice rispetto agli strumenti della politica internazionale. So bene che tutto questo presenta un retrogusto forse troppo americano rispetto a certi palati europei, ma spero che non vorremo ripetere l'esperienza di Barcellona, magari con un nuovo documento di una trentina di pagine più o meno illeggibili che dispone un nuovo studio sull'evoluzione del mondo arabo con il risultato che, mentre noi studiamo, gli altri vanno avanti da soli. La mia speranza è che questo sia il primo di una serie di appuntamenti e che forze politiche più autorevoli e con maggiori strumenti di noi radicali, vogliano far proprie queste idee e tradurle in azione politica perché il rischio cui stiamo andando incontro è, per l'ennesima volta, quello di restare indietro su una questione di vitale importanza per l'Occidente e per il mondo intero. Grazie.




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