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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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QUARTO ANNIVERSARIO DELLO STATUTO DI ROMA - 17 LUGLIO 2002

Quarto Anniversario dello Statuto di Roma

Celebrazione dell'entrata in funzione della Corte Penale Internazionale

Roma 16-17 luglio 2002, FAO


Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente di Trinidad e Tobago, Caro Presidente Conso, Signori Ministri, cari amici, quando ripercorro gli oltre dieci anni di lavoro che sono stati necessari per trasformare l'idea della Corte Penale Internazionale in una realtà, questi anni mi paiono un tempo lunghissimo - se penso innanzitutto alle vittime, e anche all'impegno e alla fatica che ci sono costati – e mi paiono insieme un tempo brevissimo - se penso al servizio che é stato reso all'umanità. Proprio la rilevanza del risultato ottenuto mi spinge oggi a rivolgermi a voi (a conclusione di questa nostra cerimonia) non tanto per commemorare quanto per guardare alle nuove prospettive di legalità internazionale che il traguardo raggiunto apre davanti a tutti noi. Io vi propongo, cari amici, di continuare a sognare. Qualcuno ha giustamente salutato la nascita della Corte come l'avvenimento più importante nella storia delle relazioni internazionali dopo la creazione delle Nazioni Unite. Altri (e su questi altri ritornero' più avanti), contrari all'idea stessa di una giustizia internazionale permanente, hanno colto l'occasione per presentarla come il cavallo di Troia di un futuro e nefasto "governo mondiale". La nascita della Corte dimostra, credo, il contrario. Infatti, quale oscuro progetto egemonico puo' mai celarsi dietro il tentativo di prevenire – o almeno punire e scoraggiare – i crimini di guerra e quelli contro l'umanità? La verità é che, in un mondo che cambia velocemente, l'Organizzazione delle Nazioni Unite é ancora oggi alla ricerca di strumenti concreti ed efficaci per ottenere che i suoi Stati-membri rispettino norme e trattati che tali Stati hanno liberamente sottoscritto. A cominciare dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, i cui principi ispiratori – che hanno nelle libertà individuali il loro denominatore comune - sono gli stessi sui quali si regge lo Stato di diritto, presupposto della democrazia. La famiglia politica cui appartengo, il Partito Radicale, attribuisce un'importanza assoluta al rispetto delle regole e delle istituzioni che le garantiscono, ritenendo che la forma, lungi dall'essere un orpello, prefigura sempre il contenuto degli obiettivi che si perseguono. So per esperienza che non c'é grande crisi umanitaria che non sia "preannunciata" – e in parte provocata – da violazioni massiccie e sistematiche della legalità internazionale e in particolare dei diritti umani e civili: e sono arrivata alla conclusione che non c'é disgrazia contemporanea – povertà estrema, fame, pandemie, traffico di esseri umani – che non abbia fra le sue cause scatenanti l'affievolirsi della legalità, la violazione dei diritti della persona, la riduzione o l'assenza delle libertà individuali. Per questo penso che la Corte sia, più che un traguardo, una tappa fondamentale in vista dell'estensione a tutta l'umanità dei principi e delle regole dello Stato di diritto. Io credo che le meritorie battaglie che l'Onu conduce su moltissimi fronti per rendere il mondo un posto migliore (sanità, istruzione, alimentazione, ambiente, sviluppo, e ne cito solo alcuni), potrebbero ottenere risultati maggiori e più duraturi se in parallelo si assistesse alla nascita sulla scena internazionale di una coalizione di forze impegnate a promuovere e difendere il diritto dell'intera umanità a godere dei presupposti della democrazia: la libera scelta dei propri dirigenti politici in regime di pluralismo; la separazione dei poteri statuali; l'obbligo per i governanti scelti alla responsabilità (accountability) e alla trasparenza . Dicevo prima di coloro che guardano con diffidenza alla Corte Penale Internazionale e che noi dovremmo essere capaci di guadagnare alla nostra causa: mi riferisco, in primo luogo, ai grandi paesi come Cina, Russia, India e – ovviamente - agli Stati Uniti. Tutto, davvero tutto é stato detto e scritto a questo proposito. E ciascuno é naturalmente libero di giudicare buono o cattivo il compromesso raggiunto la settimana scorsa al Consiglio di Sicurezza. Personalmente ritengo che esso – pur non avendo cancellato la divergenza di vedute fra molti di noi e gli Stati Uniti - abbia almeno salvaguardato due aspetti positivi: preserva l’integritá dello Statuto di Roma e garantisce la continuazione delle operazioni di peacekeeping. Ma, quale che sia la nostra valutazione, io credo che tutti noi presenti in questa sala continuiamo ad avere in comune un impegnativo programma di lavoro, necessario per rafforzare questa Corte che vediamo nascere: 1. Dobbiamo continuare la campagna per le ratifiche nazionali: é un appello e unincoraggiamento - per esempio - a una quarantina di paesi che non hanno ratificato e che sono qui presenti; 2. Dobbiamo seguire conattenzione il processo di selezione e di nomina dei migliori giudici possibili e del Procuratore; 3. Dobbiamo inoltre fare il necessario affinché la disposizione adottata dal Consiglio di Sicurezza sia effettivamente transitoria. Per queste ragioni, cari amici, mi pare che la natura stessa di questa conferenza – volta a riflettere sui prossimi obiettivi di un lavoro che continua – non si presti all’elaborazione e alla proclamazione di dichiarazioni conclusive. Se siamo davvero convinti, come diciamo, che la giustizia e la legalità internazionali non possono essere protette esclusivamente con gli strumenti militari e della sicurezza, ciascuno di noi ha l'obbligo – per quel che gli compete - di essere coerente e assumere il ruolo che rivendica. Come abbiamo fatto fin qui, rendendo possibile l'istituzione della Corte Penale Internazionale.




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