sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 gennaio 2021 
LunMarMerGioVenSabDom
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

CONFERENZA INTERNAZIONALE CONTRO LE MGF - BRUXELLES, 10 DICEMBRE 2001

Conferenza Internazionale contro le MGF

Bruxelles, 10 - 11 dicembre 2001

Intervento di Emma Bonino


Grazie mille e grazie davvero. Più che - come dirvi - un discorso d’apertura che ha un po’ questo senso, a volte un po’ pomposo, in realtà poche parole vorrei dirvi di benvenuto. Parole di benvenuto anche molto sentite innanzitutto perché in questa sala, proprio in questa sala è la seconda volta che ci troviamo nel giro degli ultimi due anni e poi con molte di voi ci siamo incontrate altrettanto a Roma in un’altra occasione di queste e in realtà in italiano lo voglio fare perché so che molti e molte hanno fatto un lungo viaggio da Roma e dall’Italia questa mattina, così come molte di voi venite da molto lontano. Comincia ad essere una lunga, o comunque ha una sua consistenza, l’impegno delle istituzioni europee su questo tema. Devo dire - e vedo per esempio in sala Linda Curiel e mi ricordo la prima volta che ci siamo viste due anni fa, due anni e mezzo fa - io non sono un’esperta del tema. Credo che il problema invece è quello di mettere in comune diverse capacità e diverse sinergie. Esperte del tema lo siete voi, lo sono le amiche, le colleghe che lavorano da tantissimi anni, com’è stato detto stamattina, da tantissimi anni con risultati a volte e a volte con qualche delusione, in molti paesi. Ma dicevo l’impegno delle istituzioni europee e sono qui presenti in sala anche colleghe di altri gruppi che ringrazio molto perché il Parlamento Europeo, da una iniziativa di una dichiarazione nata due anni fa ad opera peraltro di un collega maschio che va benissimo Maurizio Turco, ha poi preso invece l’abbrivo per un importante rapporto - e la relatrice era Elena Valenciano che ci raggiungerà tra poco - per un rapporto che a mio avviso è stato molto combattuto - intanto la discussione d’aula fu una discussione abbastanza tesa - su un punto particolare, cioè sulle responsabilità che decidevamo di assumere. E il punto di dibattito su cui metà del Parlamento in qualche modo si astenne fu l’assunzione di responsabilità di dare diritto d’asilo a quelle donne che corressero il rischio di una mutilazione genitale. Su questo il Parlamento si divise praticamente a metà. Ma io ricordo bene come tenemmo duro su questa richiesta del diritto d’asilo perché ci sembrava un modo di essere corresponsabili di assumere delle responsabilità perché non è né nella nostra tradizione e né nella nostra intenzione quella di usare o di fare di questa campagna un modo di dare lezioni ad altri. Non credo che di questo si tratta, non abbiamo lezioni da dare a nessuno. Sappiamo però come donne, per esempio in gran parte della nostra vita, come le conquiste che abbiamo ottenuto siano sempre state il risultato di una battaglia politica che è praticamente gratis e nulla è mai arrivato. Ma tutti i diritti che abbiamo anche conquistato - e penso ai nostri paesi evidentemente che conosco meglio - sono stati il frutto sempre di battaglie politiche spesso molto dure, spesso come dirvi controverse, nate da gruppi che all’inizio erano gruppi dei nostri paesi, gruppi minoritari che poi hanno saputo diventare maggioranza nella coscienza di un paese, nella società e nella sua coscienza politica. In qualche modo se guardo questo tavolo, per esempio le prime fila, in fondo ringiovanisco di 20 anni. Ringiovanisco di 20 anni perché sentendovi stamattina per esempio in conferenza stampa, ci sono echi di battaglie fatte quando ero molto più giovane, di battaglie fatte appunto di società quando si diceva che la società non era pronta. Poi veniva magari fuori che gli unici che non erano pronti era la classe politica, ma la società magari era anche già pronta ma a c’erano influenze di altro tipo. Quindi due questioni. Certamente non abbiamo lezioni da dare ma certamente ci sentiamo - come dirvi - corresponsabili con voi delle vostre battaglie e dei vostri sforzi. Da questo punto di vista abbiamo molto insistito perché l’Unione Europea, al di là delle parole, per esempio stabilisse delle linee di bilancio, delle linee di bilancio che fossero in grado di sostenere i progetti che voi andate via via elaborando. E il progetto da cui nasce questa iniziativa - e ne parlerà dopo in modo più esteso Daniela - nasce appunto con un sostegno della Commissione Europea dal punto di vista finanziario e non solo e con il sostegno di altri donatori che abbiamo trovato per strada, che ringraziamo ovviamente e che rendono possibile intanto questo progetto ma che noi speriamo sia - come dirvi - uno dei primi progetti a cui farne seguire molti altri. E’ vero a volte riuscire ad utilizzare i finanziamenti o comunque le risorse finanziarie dell’Unione Europea è complicato. Le nostre regole finanziarie sono regole complicate, però è possibile - come dire - impararle con qualche sforzo. E’ possibile a volte anche cercare che siano e diventino flessibili perlomeno per quanto possibile ma in qualche modo è possibile spingere le istituzioni ad essere davvero a fianco di chi questa lotta conduce obiettivamente in prima persona. Il secondo punto che volevo sottolineare è che siamo tutti convinti che si tratta di diritti umani fondamentali, che non si tratta né - come dirvi - di risultati di credo religioso o né si tratta di... ma si tratta che stiamo affrontando un problema che è un problema appunto di diritti umani ed in particolare in molti casi di diritti dei bambini o delle bambine. Questo ambito è l’ambito su cui credo abbiamo trovato un’intesa per lavorare ognuno - e lo sentirete dalle varie esperienze - ognuno facendo i conti col tipo di società in cui vive. Voi vedrete, in questi giorni che ne discuteremo, che la metodologia magari scelta in Egitto non è esattamente la stessa scelta dal Senegal o portata avanti da Tamoua ma perché appunto il problema non è quello di un modello unico di iniziativa politica fatto con lo stampino su un computer ma è l’obiettivo unico con modalità che sono diverse, che sono applicabili al tipo di società in cui voi stesse vivete. C’è una cosa però che credo dobbiamo ribadire ed è che i diritti umani non hanno confini geografici. E se è vero che è importante la specificità tra virgolette nazionale di ogni tipo di progetto, è anche importante ribadire che i diritti umani non hanno limiti geografici e che quindi ci in qualche modo responsabilizzano tutte in modo diversi ma sono patrimonio e responsabilità collettive. Io credo che su questo tipo di battaglia - come su tutte in generale - nessuno ha il monopolio, nessuno ne ha la primogenitura, nessuno ne ha la proprietà, ma che anzi saremo tanto più efficaci quanto più sapremo aggregare sinergie ed energie le più diverse e che arrivano da esperienze, da culture le più diverse possibili. La nostra intenzione è quella di essere le più aperte possibile a tutte le energie che vorranno su questo aggregarsi, sapendo appunto che tanto c’è da fare e poche energie abbiamo da sprecare per monopoli, primogeniture o quant’altro. Ultimo punto. Credo sia importante sottolineare che ci troviamo in una sede del Parlamento Europeo - e vedo la collega Ghilardotti, vedo la collega Bonotti - che ha saputo almeno su questo tema fare una sinergia devo dire di tutte le tendenze politiche, poi ci siamo divisi su alcuni aspetti ma credo che questo sia un dato, un patrimonio da salvaguardare e soprattutto da utilizzare per essere sempre più efficaci. D’altronde, oggi giornata dei diritti umani e quindi delle donne sicuramente, non è questa la sola iniziativa. Ho già ricordato questa mattina che la nostra collega Elena Valenciano è in Spagna, ci raggiungerà più tardi per lanciare questa stessa iniziativa, così come il Gruppo del Burkina Faso “Voix de femme” ha lanciato questa stessa iniziativa nella giornata di ieri e di oggi. E io spero che tornando a casa da questi due giorni, questo tipo di iniziativa si espanderà in qualche modo a macchia d’olio. E’ un appuntamento che vogliamo tenere. Non è detto che debba svolgersi sempre a Bruxelles ovviamente ma è un’affermazione di un impegno che comincia ad avere qualche anno e stamattina ero particolarmente contenta perché forse in un momento di slancio alla conferenza stampa a parecchie delle intervenute - e magari lo ridiranno qui - in qualche modo è uscito senza tante consultazioni l’idea di darci come obiettivo cinque anni di lavoro intenso per vedere a che punto arriviamo tra cinque anni. Io sono un’ottimista inveterata come sapete però questa mattina sono stata dépassée dall’entusiasmo delle altre che questa mattina molte hanno in fondo detto “se riusciremo a lavorare in modo intenso, magari tra cinque anni, celebreremo in qualche modo la fine di questa pratica”. Mi sembra molto ottimista però sono disponibile a lavorarci e a lavorarci credo molto seriamente. C’è molto da fare anche nei nostri paesi. Io credo che l’iniziativa della rete europea, che presiede Kadia di cui vedo qui molte esponenti, sia una iniziativa molto importante proprio perché questa pratica si diffonde così come le persone circolano e quindi si portano dietro anche le loro tradizioni le migliori e quelle che dobbiamo combattere, ma è un modo come dirvi - e l’espressione poi è evidente e persino fisica - che questo tipo di problemi non ha un suo confine geografico ma ha come dirvi un’estensione che fa sì che, dal Canada piuttosto che dagli Stati Uniti o dall’Australia o dovunque sia possibile, mettere insieme delle energie è un dato importante. E’ un progetto in pratica di due associazioni più otto partner e noi speriamo molti di più. Per esempio sono molto contenta che ci ha raggiunto la nostra collega Bangou della Sierra Leone che ancora non fa parte di questo network ma io spero che questi giorni qui ci aiuteranno. Dobbiamo trovare delle risorse ovviamente per includere altri paesi. Ma sono convinta che troveremo modo e già nelle poche ore che siamo state insieme è venuto fuori già un calendario d’impegni ed attività a Johannesburg piuttosto che in altre parti che anzi dovranno trovare un momento in cui faremo delle scelte. E l’obiettivo di questi due giorni è proprio quello di trovare una metodologia e anche una strategia per fare sì che gli sforzi individuali e di gruppo riescano invece ad avere e a fare poi il salto che è necessario dal punto di vista sociale, politico e quindi in generale che ci portino a fare dei passi avanti. Sicché due giorni di lavoro sicuramente intensi che sono in realtà il preludio ad altri lavori che già stanno venendo fuori con richieste di iniziative, tenendo conto appunto che non è che l’Europa è al riparo, né vogliamo essere al riparo. Credo che tra essere umani l’importante - e quello nel rispetto delle diversità di ciascuno - è avere, come dirvi, un obiettivo comune. Senza troppe consultazioni lo abbiamo trovato. Credo che il testo dell’appello faccia tesoro delle differenze di tutti ma anche di questa comunità di intenti. Credo e spero che la raccolta di firme su questo testo diventi un’attività per tutte noi e per tutte voi. Questo è un dato importante e poi avremo da decidere come utilizzare politicamente questo appello. La nostra cooperazione con voi è sicuramente essenziale e, ripeto, credo che l’utilizzo delle istituzioni europee possa aiutare. L’impegno credo degli europei che qui siamo è che le istituzioni - per quanto potremo e certamente il Parlamento - vi saranno a fianco in questa vostra iniziativa. Grazie, grazie a tutti di essere venuti ed è l’inizio credo di una nuova fase di lavoro comune. Grazie davvero.




Comunicati su:
[ Stop FGM! ]

Rassegna Stampa su:
[ Stop FGM! ]

Interventi su:
[ Stop FGM! ]


- WebSite Info