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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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MOZIONE DI SFIDUCIA AL GOVERNO PRESENTATA DAL PDS - 16 giugno 1991

Intervento di Emma Bonino alla Camera dei Deputati sulla mozione di sfiducia al Governo presentata dal PDS 19 giugno 1991 SOMMARIO: Il presidente del Partito Radicale espone le ragioni dell'astensione dei Federalisti Europei: la mozione del PDS, in quanto "fatto compiuto di un'iniziativa decisa in casa propria" è una testimonianza di disprezzo nei confronti delle altre componenti dell'opposizione. Il Presidente Cossiga è stato eletto plebiscitariamente, i responsabili ne traggano le conseguenze. Il tempo sta per scadere: è necessario essere capaci di una "sfiducia costruttiva"; bisogna passare dalla partitocrazia alla democrazia, con una legge elettorale uninominale anglosassone. Signor Presidente, il gruppo dei Federalisti Europei, eletti nelle liste del Partito Radicale, non voterà la mozione di censura presentata dal gruppo del Partito Democratico della Sinistra-Partito comunista, testimonianza deplorevole di disprezzo o di settarismo nei confronti delle altre componenti dell'opposizione democratica o di sinistra di questo parlamento. Che si tratti dei Federalisti Europei, dei Verdi, dei demoproletari o di Rifondazione Comunista, dei democratici o progressisti del gruppo misto, tutto continua a venir giudicato dal PDS-PCI, come forze irrilevanti, inconsistenti o comunque misurabili solo con la legge del numero, della quantità, di una cultura paleofrontista infeconda e intollerante. Il PDS-PCI ieri, come oggi, sceglie di fare i suoi governi ombra come governi di Partito, e non di coalizione. Sicché il suo governo ombra appare peggiore, meno efficace e serio, se possibile, di quello ufficiale, che pure ha l'onere di governare effettivamente, di scegliere, bene, o malissimo, come fa. Ma fa. Questo dopo aver ignorato dal 1981 la proposta del Partito Radicale di procedere alla formazione di un effettivo governo ombra, quindi di un programma comune. Il PDS-PCI, oggi, come ieri, verso altri pur vicini e alleati, ci pone di fronte al fatto compiuto di un testo e di una iniziativa unicamente concepito e deciso in casa propria, senza nessuna comunicazione preventiva, senza nessuna sollecitazione ad operare in modo comune, per dare nella Camera l'impressione al paese di una capacità di unità, quanto meno in iniziative specifiche o di grave momento. Nei confronti delle forse "minori", della opposizione il PDS-PCI si comporta con arroganza e con sufficienza: in tal modo prefigura che cosa potrebbe essere una "coalizione di sinistra" nel teatro istituzionale che ci propone con una proposta di controriforma elettorale che cumula ed accentua le peggiori caratteristiche della legge del 1953, denominata da loro "legge truffa" con quelle di mercato boario di un sistema a doppio turno e con un uninominalismo del tipo di quello che già conosciamo con le vigenti leggi elettorali del Senato e delle Province, in realtà un menzognero pseudo-proporzionalismo ad uso delle forze maggiori. Se le altre forze parlamentari dell'opposizione ritengono di poter fare l'economia di questa polemica e di questa lotta anche sul fronte della "opposizione ufficiale", per dedicarsi solamente al vano gioco della polemica e della lotta per una alternativa in queste condizioni impossibile, o peggiore di quel che dovrebbe sostituire e sconfiggere, esse rinunciano alla politica per la partitica. Speriamo che così non sia e prevalga invece e finalmente un atteggiamento non marginale e non subalterno, non dettato da piccola legge di autoconservazione, quando si tratta sempre più di animare e condurre una storica rivoluzione democratica, federalista, ecologista, nonviolenta, per superare il regime partitocratico. Per finire con questa necessaria premessa, diciamo con determinazione, quanto con volontà e speranza di amicizia, diciamo al gruppo del Partito Democratico della Sinistra, Partito Comunista Italiano che deve finirla con il tabù dei liberalsocialisti, degli azionisti, dei liberal democratici, dei radicali, dei nonviolenti, quali concretamente sono e vivono, in nome di un millantato ed astratto rispetto e recupero dei valori cui da 60 anni almeno i nostri padri e le nostre madri, i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori e noi stessi troviamo ragioni di vita, di lotta, di vittorie e non solamente di sconfitte, di speranza e di continua, vera, riforma. Comprendiamo che questo sia difficile: l'infamia terzointernazionalista non si limitò certo alla denuncia di alcuni anni contro il socialfascismo, ma toccò i suoi vertici contro gli esponenti del socialismo liberale, e del liberalismo di sinistra, prima, dopo, e a volte durante la lunga resistenza contro il fascismo e il nazismo. Noi ci rifiutiamo e denunciamo il gioco, tanto più grave quanto istintivo e non consapevole, tanto più profondo ed incontrollabile del recuperare i valori e le immagini di coloro che furono combattuti con selvaggia ed infame determinazione, per meglio continuare oggi a tentare di colpirci e cancellarci, nel solo modo possibile oggi e per ora: cancellandoci come concreta e grande forza ideale e politica, capace di dare sbocco vincente a grandi maggioranze sociali nel campo fondamentale dei diritti umani, civili politici e democratici delle persone e delle masse, ignorandoci, rifiutando in modo pervicace (e protervo nella sostanza) qualsiasi confronto o dialogo, per evocarci distrattamente nel coacervo di insignificanze sociologiche (vecchie e giovani, meridionali e settetrionali, donne e uomini, "cattolici" e "pacifisti"; mancano all'appello i magri e i grassi i biondi e i bruni). Fino a quando???? Che ricorda un po' gli appelli dei "presenti alla bandiera" di decenni mai abbastanza lontani. Vi abbiamo proposto liste Nathan, costituenti comuni, costituenti democratiche, ma avete detto e praticato il "no" persino alle richieste di incontro fra il transpartito trasnazionale radicale, fra il Pr ed il PCI-PDS. Non già lealmente dichiarando la vostra indipsonibilità e le sue ragioni, ma slealmente e miseramente rinviando quasi di settimana in settimana ormai da un anno almeno un incontro e l'avvio di un dialogo che dite invece di volere e di apprezzare. Ma se il PDS-PCI, per quanto ci riguarda, resterà solo a votarsi il suo testo, il suo fatto compiuto, vi sono motivi ancor più precisi e gravi, profondi e pericolosi. Da una parte, ci chiediamo lealmente nelle condizioni nelle quali il Presidente della Repubblica, ormai da un anno, pone quotidianamente il Paese, le Istituzioni, le leggi scritte, le tradizioni e el consuetudini, le prassi, fino al protocollo, all'alfabeto costituzionale e democratico, cosa farebbe un diverso governo, un governo puta caso, di "sinistra"??? Dimettersi, denunciando l'impossibilità di governare di fronte alla quotidiana, patetica, penosa, pericolosa, valanga di esternazioni, di appelli al paese ed all'opinione pubblica con un uso antidemocratico del servizio pubblico e di quello parapubblico, di regime anch'esso dei mass-media radiotelevisivi????? Dimettersi, ponendo quindi sotto accusa, sia pure "solamente" politica, un Presidente della Repubblica oramai assolutamente imprevedibile, determinato a tutto e al contrario di tutto, scheggia che può apparire a certuni come frantume impazzito dei regime andato in pezzi, e mandato in pezzi???? Dimettersi lasciando libero campo al caos di nuove consultazioni e procedure incontrollabili, private del loro senso d'ordine e di solennità formale, con la più ardita, diciamo tesi costituzionali e istituzionali e politiche e anche culturali, scagliate pubblicamente, minuto dopo minuto verso l'opinione pubblica, verso un "popolo" del quale ci si ritiene l'interprete supremo, verso bene e male intenzionati, sempre più in rotta contro tutto e contro tutti, dolente per tradimenti ed agguati, incalzanti da ogni parte, specie le più anticamente e fortemente care, quasi che dall'alto del supremo colle e del supremo castello si sospetti di scorgere in un'alba sempre più prossima muoverglisi contro tutti gli alberi della foresta di Sherwood? O aprire formalmente un conflitto costituzionale che noi radicali riterremmo, comunque e sempre, anche nel più sereno dei momenti, disastrosamente impraticabile, dovendo su di esso decidere quella Corte Costituzionale che ha rappresentato e rappresenta il momento più pericoloso, aberrante, di ferimento, di sepoltura della Costituzione e delle leggi scritte, di incertezza del diritto, di denegazione di giustizia, di imposizione della materialità emergenziale partitocratica, di governo abusivo e irresponsabile, straripante nelle più delicate occasioni contro i perimetri del Parlamento, del Governo, della giurisdizione? O spaccarsi fra apologeti, irresponsabili e cinici, strumentali ed infidi, delle azioni e delle parole del Presidente della Repubblica -Movimento Sociale Italiano, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano, davvero tutti italianissimi, italianissimi, italianissimi, quanto da 70 anni non era dato vedere - e quella schiera di suoi selvaggi nemici, che fino a ieri ne furono fraterni alleati e sostenitori, per non dir altro, sin dal periodo della P2 e della P38 e, ancora, dell'assassinio di Aldo Moro e di Giorgiana Masi, per limitarci a ricordare due vittime fra le tante della politica della fermezza, della rigidità, cadaverica per gli altri, e profittevole per sé. Sono bastate un paio di frasi passabilmente demagogiche o retoriche, del povero Vicepresidente del CSM, perché accadesse quel che sta ancora e sempre peggio, accadendo, lasciando perfino interdetti, paralizzati, rassegnati, rinsaviti, i membri del CSM d'assalto, dell'Associazione Nazionale Magistrati, che Dio li ringrazi, e perdoni, per questo, di tutto il resto. Cosa accadrebbe, in mera ipotesi, se il Governo non condividesse, non dichiarasse di condividere, la sacralizzazione dei patrioti della P2; di tutti i membri, vivi e morti di Gladio; della bontà e dei meriti del generale Di Lorenzo, degli autori del piano Solo; delle novità di dottrina, di sentimenti e di risentimenti; delle esternazioni esternate e di quelle esternande???? Avremmo un governo di alternativa?? O un governo "del Presidente"?? O - diciamo all'improvviso, per chi non ha compreso e denunciato da sempre il regime partitocratico in tutte le sue componenti consociative, istituzionali, politiche, sindacali, corporative, finanziarie, di archi costituzionali, mafiose - non verrebbero alla luce "nuove" realtà del tipo di quelle che operarono nel 1977, 78, 79, 80 e che 60 giorni prima di Castiglion Fibocchi, stavano per assumere il potere ed il governo in Italia? Che questa realtà sarebbero certamente, alla fine, suicide, non basta: prima del suicidio, cosa accadrebbe, cosa accadrebbe in Italia, ad ogni livello? Signor Presidente, colleghe e colleghi, c'è una "impasse" oggettiva, tremenda se non si fa molta attenzione. Tremenda per il paese. Ci auguriamo di sbagliare, ma temiamo che ancora una volta siano altri al farlo. Se il Presidente Cossiga fosse stato eletto solamente dalla maggioranza di Governo sarebbe stato più comprensibile, se non giustificabile che questi interrogativi ineliminabili - se non per chi giochi al tanto peggio tanto meglio per cercare di salvarsi "comunque" (ma non ci si salva davvero "comunque") - fossimo solamente noi ad iscriverli negli atti della nostra Camera, del Parlamento. Ma il Presidente Cossiga è stato eletto pressoché plebiscitariamente. Se fu errore, che anche i massimi responsabili di questo errore seguano l'esempio che il Ministro degli Interni Cossiga, il Presidente del Consiglio Cossiga ebbe a dare quando ritenne che, "oggettivamente" se non soggettivamente, egli aveva sbagliato. Ma, insomma, è possibile , è ammissibile che all'opposizione, fra le forze di opposizione mai nessuno si sia dimesso dalle proprie responsabilità poilitiche??? O di "governo ombra"? E che in nome delle riuscite di domani i responsabili della sconfitta di oggi e di ieri debbano continuare a spiegarci le loro ragioni, ed a ammannirci il loro potere? Questo nulla toglie alle responsabilità della maggioranza e del Governo. Se abbiamo mostrato di sapere e di potere, noi, far comprendere una parte della verità, della situazione che nessuno ha il coraggio di confessare e di denunciare, come spesso accade ai radicali, non abbiamo che da rammaricarci, ancora una volta, del ripudio della proposta di intesa politica con Federalisti Europei e con Verdi che da 4 anni abbiamo sempre, come un monito, avanzata e confermata. Avremmo saputo e potuto dare un contributo che vi mancherà e mancherà al Paese, gravissimamente per uscire da questa "impasse". Idee ne abbiamo. Ma non serve proclamarle o esporle quando solamente altri dovrebbero poi gestirne l'esecuzione, altri responsabili di essersi messi e di essere stati messi in questa "impasse" costituzionale, istituzionale, politica, civile. Da questo punto di vista, da nonviolenti, da laici, dobbiamo e possiamo voler far fiducia più alla persona Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica, che all'oligarchia nel suo complesso, impenetrabile dalla luce della ragionevolezza e della ragione. D'altra parte, colleghi e colleghe, dal Presidente Cossiga giungono - a nostro avviso arbitrariamente, non di rado, giudizi, idee, proposizioni che inutilmente per lustri, solamente il Partito Radicale ed ora Federalisti Europei, antiproibizionisti, democratici favorevoli al sistema uninominale anglosassone, esponenti parlamentari del PDS, del PSI, del PLI, del gruppo misto e Verdi, hanno avanzato, pagandolo con l'ostracismo di colorazioni fascistica e teppista da parte della Rai-Tv, di gran parte della stampa, a cominciare da quella più prestigiosa, dicono, e trasversale. Se avessimo un altro senso dello Stato e delle regole, dunque ci limiteremmo ad applaudire. Quando oggi, ad esempio, il Presidente Cossiga afferma di ritenere come possibile motivo di scioglimento delle Camere, con suo atto sovrano e assolutamente unilaterale (di per sé, questa lettura della Costituzione non ci scandalizza affatto) il legiferare in senso contrario a quanto decretato dall'esito di un referendum, gridiamo: finalmente! Ma, consentitemi di osservare che Marco Pannella non siede più fra noi anche perché con più discorsi parlamentari e con sue lettere al Presidente della Camera ed allo stesso Presidente della Repubblica, preannunciò le sue dimissioni nel caso in cui la legge Vassalli sulla responsabilità civile dei giudici fosse stata controfirmata dal Capo dello Stato, che si affrettò invece a farlo, senza un mormorio, subito confermandosi come il notaio di tanti, gravissimi, atti incostituzionali, al limite del crimine politico, o altro. Se ne avessimo il tempo potremmo fare altri esempi, molti altri esempi dello stesso tipo, che vedrebbero la grande maggioranza di voi, Governo, Corte Costituzionale, Presidente della Repubblica (egli oggi sembra indirettamente confermarlo) saldati a fuoco contro la Costituziuone, contro i diritti civili, politici, costituzionali, democratici dei cittadini tutti. Ma, ci chiediamo a voce sommessa ma ferma, la giustizia, il diritto valgono dunque in questo paese, e per il più importante dei suoi cittadini, solamente quando possono essere scagliati come arma di parte, di fazione, di difesa nelle risse fra complici o fra ex-tenutari del regime dell'illegalità partitocratica? Non possiamo non notare inoltre che tutt'ora dal Presidente della Repubblica all'ultimo dei notabili che conti qualcosa nei palazzi romani si trovano tutti d'accordo sulla convenzione fascistica ad escludendum dei radicali da quelle sedi radio-televisive dove essi abitano a loro piacimento, a qualsiasi ora del giorno e della notte. E di questo francamente abbiamo pena per non dire nausea. Dalla sua parte vi è un autentico dramma umano, quindi politico, morale ed intellettuale. Noi comprendiamo che il Presidente Cossiga voglia dire al Paese, a tutti ed a ciascuno di noi, qualcosa che con assoluta sincerità egli sente, e sente come di immensa importanza e necessità, ma che ogni volta resta sempre più non detta, non intesa. Ma più egli prova a comunicarcela, a comunicarla ad esternarla, più resta come segreta. Noi sappiamo e comprendiamo, umanamente e polticamente lo strazio di gridare o di emettere silenzio: la palude partitocratica ci inghiotte tutti nelle sue sabbie mobili, istituzioni, persone, Paese. Guardiamoci tutti dal non renderci conto, dal non rispettare profondissimamente questo dramma, dal non condividerlo, dal non far tacere in noi la belva della settarietà che è sempre in agguato anche in chi per forza di tolleranza non è uso dargli corpo, voce, mano. Occorre sempre mutare il male in bene, cercare consapevolmente di farlo, avendo fiducia che possa essere fatto. Descrivere l'orrore del male, indugiarvi, è malsano, pericoloso: nell'illusione di sconfiggerlo, in questa lotta corpo a corpo, è facile esserne posseduti. Né valgono esorcismi né disperazioni, né temerarietà. Occorre lasciare i morti seppellire i loro morti. Occorre passare dalla partitocrazia alla democrazia, ma occorre farlo rapidamente, chiaramente, in modo semplice, eclatante, per coinvolgere tutti e ciascuno. Solamente una legge elettorale uninominale pura, secca, anglosassone può garantire questo primo, necessario risultato: VIA TUTTI QUESTI PARTITI. Perché i partiti della democrazia vivano. Il tempo ormai, vi è chiaro, tanto per quanto non lo comprendevate appena 10 15 anni or sono, sta per scadere. Non vi è riforma che non sia innazitutto superamento radicale, formale, dell'essenziale, dell'esistente. Intanto, e termino, è essenziale attendere di essere capaci di "sfiducia costruttiva", prima di assumersi la responsabilità di causare una crisi anche formale, al massimo livello dello Stato nelle condizioni su descritte. Una crisi di Governo, oggi, in conflitto con il Presidente della Repubblica, non sarebbe più solamente crisi di QUEL Governo, di quello "ombra" e di ogni altro. Occorre immaginare l'esito non tragico, per improbabile che appaia, ma felice di questo dramma; e perseguirlo. Come Federalisti Europei, ma questa anche come eletti del Partito Radicale, come suoi rappresentanti ufficiali e pieni, respinti ed ignorati sia dalla maggioranza che dalla minoranza più importante di questa Assemblea e di questo regime, impossibilitati a fare quel che forse soli sapremmo tentare di fare, ci asterremo nel voto o dal voto. E torniamo ad invitarvi, tutti e ciascuno, a far parte allo stesso titolo di noi radicali "storici" del Partito Radicale transpartito trasnazionale, nonviolento, democratico ecologista, federalista e sempre più, quindi, ANCHE italiano.





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